Long Playing il punk di L.A.


Il punk nacque a New York City in locali come il CBGB sulla Bowery, per rimbalzare a Londra dove detonò e diventò popolare grazie ai Sex Pistols. Da King’s Road fece ritorno in America, viaggiando dalla costa atlantica fino a quella del Pacifico.

Di NYC si è detto. Da Boston venivano i Cars, il gruppo elettro-pop di Rik Ocasek capace di trasformare vinili di canzoncine radiofoniche in dischi di platino. Sempre di Boston era la garage band dei Lyres, anche se la copertina di On Fire fotografa una lira (lo strumento musicale) sullo sfondo del deserto della Monument Valley.  Da Akron nell’Ohio venivano i Devo, de-evoluti digitali parecchio fuori di testa che cantavano in tuta di lavoro gialla, portando in testa un copricapo che pareva un portavaso al contrario, e il cui primo disco, prodotto da Brian Eno, conteneva una versione stilizzata di (I Can’t Get No) Satisfaction, che li rese famosi in Europa. La loro Satisfaction era l’accompagnamento musicale ideale per pogare (il pogo era la danza dei punk, che consiste nel saltare a piedi uniti spingendosi l’un l’altro, che d’altra parte era l’unico modo in cui è possibile ballare pigiati nella calca sotto al palco). Di Cleveland erano i Dead Boys di Stiv Bators.
Los Angeles

Ma il grosso dei gruppi punk del west era di Los Angeles, per nascita o più spesso arrivati attirati dalla scena musicale e dalle prospettive di mercato. La tradizione del rock elettrico di Los Angeles era stata sostenuta da poche band. Per esempio, le Runaways, un gruppo glam tutto femminile, con Joan Jett alla chitarra, Sandy West alla batteria, “Cherry Bomb” (Cherie Currie) al microfono. Prodotte da Kim Fowley, erano la house band di un club ispirato al glam inglese chiamato English Disco, sul Sunset Strip.  Nel 1977 registrarono il notevole Live In Japan, testimonianza del loro show al fulmicotone, con cover di Wild Thing (dei Troggs), Rock’n’roll (dei Velvet Underground) e l’hit Cherry Bomb, che fece il numero 1 per l’appunto in Giappone. Iggy Pop vagava per la città su una spider, per pavoneggiarsi da rock star, e amava frequentare l’English Disco in cerca di ragazze o di sostanze chimiche. O di entrambe. Quando Bowie gli fece dono del successo producendo il suo The Idiot, l’etichetta punk della città Bomp! Records stampò (su vinile colorato) il disco Kill City, un demo che Iggy aveva registrato anni prima assieme al chitarrista James Williamson degli Stooges.
La data di inizio del punk californiano fu segnata dallo show dei Ramones al Roxy nel 1976, e dei Damned (il primo gruppo punk inglese a suonare in America) allo Starwood nel 1977. Trascinati dal loro esempio, cominciarono a radunarsi i gruppi punk della città. Il promoter Brendan Mullen (nato in Scozia ma trasferitosi ventenne a L.A.) affittò una cantina al numero 1655 di North Cherokee Avenue, nei pressi di Hollywood Boulevard, dove permetteva ai gruppi di provare. Fra essi c’erano i Motels e le Go Go’s.
In quelle stanze sotterranee i gruppi iniziarono a richiamare spettatori e organizzare party; c’era chi disegnava graffiti sulle pareti con le bombolette spray, chi ci fondò una fanzine (Slash, Flipside), ed il posto divenne un club, The Masque, da subito il centro nevralgico del punk di Hollywood. Ci suonarono tutti i gruppi, dai Weirdos e i Germs agli X, e letteralmente altre dozzine di band destinate a minore celebrità. Dal momento che il club non aveva una licenza per gli alcolici, l’ingresso non era vietato ai minori, ed ogni tipo di ragazzino strano trovò asilo in quel posto, fino al 1979, quando il Masque fu chiuso dalla polizia.
Il celebre Whiskey a Go Go (che aveva dato casa a Byrds, Zappa e Cpt.Beefheart, e aveva accolto i Velvet Underground in tour nell’ovest), ospitò le Runaways e gli altri gruppi punk della città. Il disc jockey Rodney Bingenheimer trasmetteva i singoli del punk alla stazione radio KROQ, nella trasmissione intitolata Rodney On the Roq. Nacquero etichette indipendenti dedicate, una era la Bomb! Records, l’altra la Slash, che mise sotto contratto Germs, X, Blasters, Los Lobos e Del Fuegos, e trovò un distributore in una major, la Warner Bros. I Weirdos, fondati dai fratelli John e Dix Denney, furono il più popolare e divertente gruppo punk californiano dei primi giorni. Incisero alcuni singoli per la Bomp!, di cui uno intitolato We Got The Neutron Bomb, ed il più celebre Life Of Crime. Ispirati ai Ramones, il loro stile era un cross over fra ortodossia punk e garage band dei sixties.

I Germs erano il gruppo di uno strano adolescente, Darby Crash, omosessuale con un aspetto rockabilly, fissato con la canzone Five Years di Bowie. Sostenendo che gli restavano cinque anni da vivere prima di suicidarsi e diventare immortale, cercò di fondare un culto rappresentato da un circolo blu portato sul braccio, il logo che fa mostra di sé sulla copertina del primo ed unico album, intitolato GI. L’album, prodotto da Joan Jett, è un concentrato di brani furibondi della durata di un paio di minuti, di cui uno, Lion’s Share, entrò a far parte della colonna sonora del film Cruising (di William Friedklin, con Al Pacino, curata da Jack Nitszche, in cui compaiono anche tre canzoni dei Mink DeVille ed una di John Hiatt). Darby chiuse i cinque anni programmatici con un’overdose fatale di eroina, ma il suo gesto fu oscurato dall’assassinio di John Lennon il giorno successivo. Al pari del suo idolo Ziggy Stardust, aveva annunciato dal palco che quello sarebbe stato il suo ultimo show.
Un altro gruppo erano i Plimsouls, la band di Peter Case, più vicini al rock ed al power pop che al punk.

Billy Zoom si occupava di sistemi di amplificazione. Il giorno dopo aver visto il concerto dei Ramones mise un annuncio sulla rivista Recycler per formare un gruppo. Il secondo a rispondere fu il bassista John Doe. La fidanzata di Doe era una poetessa dal nome Exene Cervenka. Tutto e tre venivano dall’America rurale. Zoom da Savannah nell’Illinois; veniva dal rockabilly ed aveva accompagnato Gene Vincent. Doe veniva da Baltimora, nel Maryland, ed era stato folgorato da Horses del Patti Smith Group. Exene era cresciuta a Tallahassee in Florida, ed i suoi genitori provenivano da Irlanda e Cecoslovacchia.
John Doe chiese ad Exene di poter cantare le sue poesie, e lei finì per diventare la cantante del gruppo. Il batterista D.J. Bonebrake fu scovato al Masque. Da subito gli X dimostrarono uno spessore superiore a quello degli altri gruppi della città, sia per il modo affascinante di cantare di Exene e Doe, che per i testi, che rievocavano la letteratura americana, che infine per i suoni, che pescavano nel punk e nel rockabilly. Il pubblico degli X si allargò oltre i piccoli club, e quando aggiunsero al loro repertorio una cover di Soul Kitchen dei Doors attirarono l’attenzione di Ray Manzarek (che dei Doors era stato il tastierista), che per un po’ li accompagnò nel live show e finì per produrre il loro primo disco, intitolato Los Angeles, pubblicato dalla Slash Records nel 1980. L’energia del disco, e la presenza di Manzarek, fece di loro il gruppo esordiente più popolare della West Coast, con recensioni entusiastiche ed un certo riscontro commerciale. La loro popolarità era tale che la Warner, che distribuiva la Slash, li mise sotto contratto direttamente con la propria etichetta Elektra, proprio la stessa dei Doors.
Mentre la sorella di Exene, Mary, si recava a vedere la band al Whisky A Go Go, fu investita ed uccisa da un’automobile. Il dolore di Exene fu sublimato nelle canzoni del successivo album, Under A Big Black Sun: Riding With Mary e Come Back To Me. L’album era un deciso passo avanti nella maturità del suono del gruppo, che a questo punto entrava a far parte a pieno diritto di quel rinascimento rock del west americano che avrebbe preso il nome di Americana. Dancing With Tears In My Eyes era una cover latina del bluesman Leadbelly. La vocazione rurale fu sottolineata da uno spin-off acustico del gruppo, i Knitters, formati dagli X senza Zoom, sostituito da Dave Alvin, il chitarrista del disciolti Blasters. Nel 1985 i Knitters registrarono anche un disco di sonorità folk e country per la Slash. Dopo aver cercato di ampliare la platea verso un pubblico più mainstream, e aver registrato una grande versione di Wild Thing dei Troggs (che ricordava da vicino quella delle Runaways, con Exene ispirata da Cherie Currie) Billy Zoom lasciò il gruppo sostituito dallo stesso Alvin, con cui gli X realizzarono uno dei dischi più significativi del gruppo, See How We Are, intriso di sonorità americane e di robuste chitarre, con grandi pezzi come la 4th Of July (scritta da Alvin), You e la title track. Il fatto di intaccare a malapena la top 100 di Billboard, portò il gruppo a sciogliersi dopo aver registrato un live al Whisky A Go Go, mentre Exene e Doe, che nel frattempo si erano sposati e separati, intraprendevano strade soliste.

Sulla stessa strada del Masque, Stan Ridgway aveva fondato ad Hollywood la Acme Soundtracks. Non a caso la musica dei Wall Of Voodoo, la sua futura band, fu spesso paragonata alle colonne sonore western di Ennio Morricone. Il suono del gruppo era decisamente differente dagli altri della scena, ponendo l’accento su un suono digitale basato sul sintetizzatore, ma anche sulle chitarre fuzz tipiche dei gruppi surf degli anni sessanta (come i Ventures). L’album di successo, soprattutto in Europa, fu Call Of The West, forte dell’hit Mexican Radio. Risale a quei giorni anche una suggestiva versione digitale di Ring Of Fire di Johnny Cash. Sciolta la band, Stan realizzò il capolavoro solista di The Big Heat, dal titolo del film noir di Hollywood del 1953 Il Grande Caldo, un disco dalle atmosfere cupe, cinematografiche e, appunto, noir. Un suono notturno ed assolutamente di Los Angeles, ricco di personaggi strambi ed ironici, che portano alla mente le pagine letterarie di Raymond Chandler.

I Social Distortion giravano attorno a Mike Ness, un cattivo ragazzo di Orange County che per tutta la vita affrontò guai con la legge e storie di eroina e di riabilitazione. Ribelle e poco incline ai meccanismi del music biz, a dispetto del fatto di aver firmato con una major, l’etichetta Epic della CBS, non si fece mai fretta di incidere dischi, né di capitalizzare la popolarità che qualche canzone di successo di tanto in tanto gli offriva, rimanendo sempre in un limbo ai confini della leggenda. Il suono dei Social Distortion viaggiava fra la grinta dei Clash e gli epici scenari a la Johnny Cash, con una spruzzata dello Springsteen più selvaggio, evocato soprattutto nei lavori solisti di Ness. Fra i picchi, l’omonimo disco del 1990, con la cover di Ring Of Fire e la confessione di The Story Of My Life, in cui Ness canta:
«I tempi belli vanno e vengono, solo vorrei che i momenti belli durassero un po’ di più, la vita corre così veloce / Mi siedo all’angolo del letto a strimpellare la chitarra e cantare una canzone d’amore di fuorilegge / Cerco di fare quello che penso sia giusto, ma quando chiudo gli occhi già è passato, questa è la storia della mia vita». 
La filosofia del beautiful loser e del fuorilegge emerge in Ball and Chain: 
«Mi ci sono voluti dieci anni e un migliaio di lacrime perché vedessi in che casino mi sono messo, un naso rotto, un cuore spezzato ed una bottiglia vuota di gin / Mi siedo e prego nella mia Chevrolet scassata, mentre mi dico che deve esserci un altro modo / Porta via, porta via, porta via questa catena con la palla». 

Perfetto il successivo Somewhere Between Heaven and Hell (in qualche posto tra il paradiso e l’inferno), con l’inno di Born To Lose, 99 to Life, Bad Luck e Sometimes I Do:
«Qualche volta mi piaci e qualche volta no / A volte sembra che io stia per farlo e poi non lo faccio, qualche volta voglio vivere e vedere, altre volte mi lascio morire / A volte rido ed a volte piango, qualche volta mi sento su ed altre volte sono giù, a volte vorrei far esplodere questa città». 
Sul più duro White Light, White Heat, White Trash (ispirato dal titolo del secondo disco dei Velvet Underground) ci sono I Was Wrong e una cover di Under My Thumb degli Stones. Nel solista Cheating at Solitaire, Ness canta Dylan (Don’t Think Twice) e duetta con Springsteen.

Il punk fu uno dei periodi più fertili per le cantanti. La scena punk non aveva regole né preconcetti, e costituì la scena musicale meno sessista in assoluto. Molte furono le cantanti, come pure le strumentiste se non addirittura le band interamente femminili. Le Runaways erano state una band di culto a Los Angeles, se non di successo mainstream. Prima di loro c’erano stati pochi esempi di gruppi in cui tutti gli strumenti fossero suonati da ragazze; uno erano state le Pleasure Seekers di Detroit negli anni sessanta, ma solo la bassista Suzi Quatro aveva poi trovato popolarità, con una breve carriera solista in Inghilterra durante il glam rock. A imitazione delle Runaways, una band californiana tutta femminile fu quella delle Go-Go’s, che si ispiravano però più ai gruppi vocali del passato, come Ronettes e Chrystals, o il beat di Dusty Springfield, irrobustito dal ritmo più pressante della nuova onda. Un gruppo promettente fu quello delle Bangles, delle sorelle Debbi e Vicki Peterson, che avevano scovato Susanna Hoffs mettendo un annuncio su Recycler, mentre la bassista Michael Steele arrivava dalle Runaways. Messe sotto contratto niente meno che dalla Columbia Records, nel 1984 esordirono con All Over The Place, un vinile che non era nulla di meno di un delizioso capolavoro, un album fuori dal tempo ispirato dalle band della British Invasion, le cui sonorità evocavano Beatles, Byrds, Animals, The Mamas & The Papas, con canzoni stupende come James, All About You, Tell Me, Restless e Going Down To Liverpool (che porta alla mente la battuta di Kathleen Turner in Peggy Sue si è sposata di Francis Ford Coppola: “voglio andare a Liverpool a scoprire i Beatles”). Acclamato dalla critica, il disco era troppo al di fuori del sound mainstream per entrare in classifica, per cui per il secondo disco, Different Light, fu necessario un aggiornamento verso un suono più patinato ed i ritmi più sintetici tipici degli anni ottanta, che fruttarono ben quattro singoli in hit parade, fra cui una Manic Monday scritta appositamente da Prince, e Walk Like An Egyptian, mentre September Gurls era una cover dei Big Star di Alex Chilton. Per il terzo disco puntarono verso una melassa commerciale, che qualcuno descrisse come prostituzione artistica, che se pur riuscì a portare di nuovo le Bangles al disco di platino, ne segnò anche la fine, per le frizioni fra le ragazze.

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