lunedì 27 febbraio 2017

Long Playing Ian Dury & the Blockheads


Il film sulla vita di Ian Dury, Sex & Drugs & Rock & Roll, si apre con la scena di un teatro dove un gruppo, i Kilburn and the High Roads, è fischiato dal pubblico. Nella realtà quel gruppo popular cockney di debosciati musicali, fra vaudeville, music-hall e la Magic Band di Captain Beefheart, fu molto stimato nei giro dei pub in cui si esibiva, anche se rimase sconosciuto al pubblico dei dischi. Ian Dury, piccolo-brutto-cattivo-poliomielitico, aveva personalità da vendere, al punto che sul palco, dove doveva essere accompagnato per via della menomazione lasciata dalla malattia, si trasformava in fico e magnetico, nella sua personalità di teppista cockney, l’accento popolare dell’Essex ed i modi da cabaret popolare. 
Nato nel 1942, in pieno conflitto mondiale, non visse affatto un’infanzia da case popolari, ma crebbe in una villa nella campagna a nord est di Londra, a Upminster (come avrebbe sottolineato nel titolo di un album), coccolato da una famiglia matriarcale composta dalla madre Peggy e delle zie Betty e Molly. La madre, figlia di un medico, era colta e borghese, mentre il padre, un ex pugile professionista attualmente autista di bus, era separato dalla famiglia. Forse anche a causa della sua assenza, il padre era il suo eroe, e divenne il modello del personaggio di stampo proletario che avrebbe creato sul palco. A lui Dury dedicherà la canzone My Old Man, sul primo album (sulla cui copertina, per continuità generazionale, Ian appare a fianco del figlio Baxter). L’infanzia di Ian venne bruscamente interrotta a sette anni da un evento che ne segnò l’esistenza. Nuotando in una piscina pubblica, contrasse la poliomielite, una malattia che in epoca precedente al vaccino di Sabin non solo costituiva una spada di Damocle per ogni bambino al mondo, ma era in drammatica espansione. Dury si ammalò nel 1949, mentre il vaccino sarebbe stato introdotto solo nel ’62. Dopo essere rimasto fra la vita e la morte, e poi a lungo degente in ospedale, con una paralisi al braccio ed alla gamba destra, fece l’ingresso alla Chailey Heritage Craft School, un istituto per bambini disabili, che Ian ricorda come “per un terzo ospedale, un terzo collegio ed un terzo prigione”. Un posto sul cui ingresso campeggiava la scritta Men Made Here, qui si creano uomini, e dove la filosofia era che se i bambini fossero stati cresciuti duramente ed insegnando loro un lavoro (di preferenza il ciabattino), sarebbero divenuti abbastanza forti da sopravvivere nella vita a dispetto dell’handicap. Un istituto dove vigeva la legge del più duro, e dove la mezza paralisi di Dury era una delle menomazioni meno invalidanti. 
Racconta Dury che quando, ormai rock star, fu invitato dall’istituto a collaborare all’Anno Internazionale del Disabile (a cui rispose con una polemica e disturbante canzone intitolata Spasticus Autisticus, un “inno di guerra”, come lo definì) venne a sapere che il suo tutor, Mr. Hargreaves, che a sua volta era un ex ospite dello stesso istituto, e che camminava trascinando un grosso scarpone ad uno dei piedi, era morto impiccandosi, quella notizia gli procurò una gioia profonda. Gli unici momenti che gli piaceva ricordare erano le domeniche felici in cui il padre passava a trovarlo. Non più autista di bus ma di Rolls Royce, arrivava con il lussuoso macchinone attirando su Ian l’interesse di tutti i compagni. L’esperienza della malattia e della riabilitazione ebbero un impatto sul suo carattere, che fu modellato come cockney, aggressivo e intrattabile. 
Alla fine Dury non diventò un calzolaio. Dopo qualche tentativo, trovò un suo posto alla scuola d’arte. Nella Londra degli anni sessanta di Beatles, Who e Stones, Dury era un teddy boy, che amava Eddie Cochran, Gene Vincent ed il jazz. Alla scuola d’arte decise che sarebbe diventato una rock star. Finì per mettere assieme i Kilburn and High Roads, che iniziarono suonando oldies but goodies degli anni cinquanta, come Tutti Frutti e Johnny B. Goode. Però eravamo nel 1971. 


In una classica casetta londinese, Dury provava rumorosamente con il gruppo al piano terra, mentre al piano superiore la moglie dava alla luce il secondo figlio, Baxter. Non c’è da sorprendersi che, nato in quelle circostanze, anche Baxter sarebbe diventato un musicista. La band suonava nei fine settimana nei pub di provincia, una routine destinata più a far ballare la gente che ad avviarli al successo. In una serata allo Speakeasy, la fortuna volle che Nick Lowe fosse presente allo show. Divertito, chiese al gruppo di associarsi al giro del pub rock, il che li portò sul palco del Tally-Ho ed ottenne loro qualche recensione sulla stampa musicale. Melody Maker scrisse che Dury ricordava Gene Vincent con un tocco di Captain Beefheart, mentre Nick Kent sul New Musical Express lo paragonò ad un Lou Reed con la brillantina (la stessa cosa che avevo pensato io vedendolo sulla copertina del suo primo singolo). La band ebbe persino la ventura che Roger Daltrey li ascoltasse suonare e li invitasse ad aprire qualche serata del tour inglese degli Who del 1973, quello di Quadrophenia. Al termine delle date, che furono piuttosto disastrose anche per la band di Daltrey, Ian informò i ragazzi che erano stati invitati da Townshend ad accompagnarli anche nel tour americano. Stiamo parlando di un gruppo pub rock senza un contratto che andava in America a suonare con gli Who. Dal momento che nessuno di loro aveva un passaporto, si diedero un gran daffare per procurarselo e farsi stampare il visto in tempo da record, solo per scoprire che all’ultimo erano stati rimpiazzati dai Lynyrd Skynyrd.
I Kilburn non salirono mai più in alto di così. Durante un loro show, Ian Dury fu avvicinato da una bella groupie diciannovenne di origine giamaicana, di nome Denise. Fu con sorpresa che Dury, che bello non era mai stato, ed era visibilmente afflitto dagli esiti della polio, si rese conto di piacerle. Una delle doti di Dury era un’insaziabile appetito per il sesso, ma con Denise fu amore. Lasciata la moglie Betty ed i figli, Dury e Denise fecero coppia fissa per tutti gli anni settanta. 
Negli ultimi giorni degli High Roads, Ian Dury si imbatté in un giovane polistrumentista dal nome Chez Jankel, a cui veniva facile comporre melodie che, si scoprì, si adattavano alla perfezione alla sua poetica sgangherata. Portando via con sé dagli High Roads il sassofonista Dave Payne, Dury mise assieme i Blockheads (dal titolo di una sua canzone), che con l’apporto della sessione ritmica di Norman Watt Roy (un bassista indiano, fan di Jaco Pastorius), e del batterista Carley Charles divennero uno dei gruppi più dotati in città. Entrarono in studio ancor prima di aver firmato un contratto discografico, per registrare New Boots and Panties, pantaloni e mutande nuove, un titolo che si riferiva all’abitudine di Dury acquistare solo abiti usati, con l’eccezione degli stivali e delle mutande. Un album irresistibile, generato dal mix fra l’esperienza music hall britannica dei Kilburn e l’irresistibile energia dance di Jankel, modellato dalla ritmica funky di Watt Roy e Charles. Il disco fu presentato a tutte le case discografiche di Londra, e rifiutato all’unanimità. Come ultima risorsa i Blockheads si rivolsero alla neonata indipendente Stiff. 


La Stiff Records era il frutto di una società fra Jake Riviera e Dave Robinson, manager degli Schwarz e di Graham Parker, che con un prestito di 400 sterline ottenuto da Lee Brilleux dei Dr.Feelgood avevano fondato una etichetta discografica indipendente, una categoria di business che avevano scoperto negli Stati Uniti. Erano spinti dalla frustrazione di non essere riusciti a suscitare nelle case discografiche alcun interesse per gli artisti della nuova e vivace scena musicale londinese. I due inaugurarono una politica originale, che accendeva l’interesse delle riviste musicali e del pubblico. Per esempio i singoli uscivano e venivano ritirati a rotazione, come se si trattasse di un periodico. “Siamo una casa discografica, non un’archivio” era lo slogan. Tutta la grafica, gestita dal geniale Barney Bubbles, era infarcita di slogan. I dischi uscivano con copertine artistiche, spesso in diverse versioni, con differenti colori e/o con vinili colorati. Insomma, la Stiff portava al rock un salutare bagno di fantasia. Gli artisti erano spinti a considerarsi parte di una squadra e a collaborare fra di loro, partecipando a tour collettivi come lo Stiff Tour di Lowe, Costello, Wreckless Erik e Ian Dury del 1977 immortalato nel disco Live Stiff. Dury avrebbe suonato la batteria in un singolo di Wreckless Erik, e la fidanzata Denise il basso. 
La Stiff mise sotto contratto Lowe, Gomm e Costello, di cui Riviera divenne il manager. Avrebbero voluto in squadra anche Graham Parker, che affiancato dai Rumour aveva fama di Springsteen & the E Street Band d’Albione, ma aveva già firmato per la Vertigo. Successivamente, quando Riviera entrò in rotta di collisione con Robinson, se ne andò portando con sé Lowe e Costello, i gioielli di famiglia, mentre Robinson lanciava i Madness, una formazione ska ispirata ai Kilburn & The High Roads. 


Quando Dury bussò alla porta della Stiff, fu accolto con gioia. Il singolo Sex & Drugs & Rock & Roll, uscito in piena ondata punk a metà 1977, fece scalpore per il titolo ed il testo, ma il successo di classifica fu tarpato più che dall’ostracismo delle radio, che l’esperienza aveva dimostrato non costituire un problema, dall’attitudine della Stiff di ritirare i singoli dalla distribuzione dopo poche settimane. Uscita dalla porta la canzone rientrò dalla finestra, sotto forma delle copie di importazione dall’Europa. L’album entrò dritto in Top Ten, finendo per essere uno dei più venduti dell’anno, nonché il best seller di sempre di Ian Dury, nonostante il cantante avesse insistito perché il singolo rimanesse fuori dal long playing, nella tradizione degli anni sessanta. Sarebbe avvenuto lo stesso con tutti i futuri hit del gruppo. 
Wake Up and Make Love With Me era un irresistibile pezzo funky che recitava: «Mi sono svegliato questa mattina con un regalo per il genere femminile / tu stai ancora dormendo ma al regalo pare non importi / svegliati, e fai l'amore con me!»
Un altro highlight era Sweet Gene Vincent (il rock’n’roller morto di cirrosi epatica) che partiva come una ballata per poi esplodere in un rock’n’roll sfrenato.  
Sulla copertina dell’album Dury era fotografato nel suo abbigliamento da coatto, di fronte alla vetrina di un negozio di biancheria. Essendo il suo giorno di padre separato, aveva con sé il figlio Baxter di sei anni, che dopo qualche scatto, annoiato, si avvicinò al padre. Il fotografo scattò, e la fotografia fu scelta per l’album. 
Ampliati dal tastierista Mickey Gallagher, i Blockheads sbancarono il botteghino con una serie apparentemente inesauribile di hit che, partendo dal DNA disco dance di Jankel, venivano trasformati dal gruppo in sudici groove obliqui e contagiosi. Dopo Wake Up and Make Love With Me, arrivò il primo numero 1 con Hit Me with Your Rhythm Stick, che subentrò in classifica a YMCA dei Village People e mantenne il posto fino all’arrivo di Heart Of Glass dei Blondie. Seguirono Inbetweenies, Reasons to be Cheerful Part 3 (registrato a Roma), Sueperman's Big Sister e Spasticus Autisticus.
Nell’istante stesso in cui raggiunse il numero 1, Ian si auto incoronò superstar. Lasciato l’appartamento senza acqua corrente che divideva con Denise, si spostò a vivere in un albergo a cinque stelle, per poi affittare una villa di lusso con parco e piscina. 


Per il secondo album, l’incontenibile grafico della Stiff scelse una serie di carta da parati da un catalogo di fai da te (Do It Yourself), mettendo a disposizione dell’acquirente almeno una dozzina di possibili diverse scelte. Con Do It Yourself, Dury si trasformava nel Miles Davis del pub rock. Le canzoni navigavano in un melting pot zappiano di funky, jazz, disco, reggae, ballate e free rock fino al dolce finale della ninna nanna di Lullaby for Francies, sfiorando il capolavoro. 
Fu nel corso della registrazione dell’album che i demoni di Dury iniziarono ad emergere. Le esperienze della crescita lo avevano trasformato in un soggetto duro, poco incline all’empatia ed alla tolleranza del prossimo, al punto di assumere posizioni sgradevoli nei confronti di chi lo circondava. Il disco raggiunse il numero due in classifica, ma l’intero guadagno fu ingurgitato dalle spese faraoniche del tour. I musicisti non ne erano felici. Chez Jankel, che era l’autore principale della musica, cominciò ad andare e ritornare a ripetizione, incapace di sopportare a lungo il cantante, di cui era il partner creativo.
Nel disco del 1980 Jankel non è presente, sostituito da Wilko Johnson (che aveva più o meno allo stesso modo abbandonato il proprio gruppo, i Dr. Feelgood). Nonostante spunti di classe, le cattive vibrazioni generate da Dury durante le registrazioni, e l’assenza della coppia di hit-maker, riuscirono a indebolire il lavoro, intitolato ironicamente Laughter, riso.
Molte canzoni erano autobiografiche, e raccontavano dei problemi che il cantante stava affrontando. La storia d’amore con Denise era arrivata al capolinea. In Uncoolohol confessava l’alcolismo, in Delusions Of Grandeur raccontava di quanto il successo gli avesse dato alla testa, Manic Depression era sul suo stato d’animo, Fuckin’ Ada sulla nostalgia dei vecchi tempi e di quanto le cose stessero andando a rotoli. 


La tiepida accoglienza riservata al disco fece saltare il banco. I Blockheads mollarono Dury, che a sua volta mollò la Stiff. Per il nuovo disco, Ian recuperò Jankel, di ritorno dagli USA, e firmò per la Polydor. Come accompagnamento scelse la robusta ritmica giamaicana della premiata ditta Sly & Dunbar. A dispetto del titolo, Lord Upminster, il disco fu registrato a Nassau nelle Bahamas. In pratica, l’unica canzone buona era il canto di guerra di Spasticus Autisticus, troppo forte per poter aspirare ad un successo di classifica. 

Da quel momento la carriera di Dury funzionò a singhiozzo, nonostante il progetto di realizzare un musical. I Blockheads avevano giurato di non suonare più con Dury, ma dovettero ricredersi per un tragico motivo. A Dury fu diagnosticato un tumore e chiese alla sua band di registrare con lui un ultimo disco. Fu Mr Love Pants, nel 1998, un lavoro che si avvicinava al livello dei tempi migliori, ma che rappresentò il canto del cigno. Ian Dury suonò l’ultimo concerto con i Blockheads il 6 febbraio del nuovo millennio, e morì il 27 marzo. Su di lui furono realizzati un musical ed un film, e in patria la sua figura non fu dimenticata.


(tratto da Long Playing, una storia del Rock - lato B - Il Ritorno del Rock)