venerdì 30 luglio 2010

il disco per l'estate (2010)


L’estate è una stagione troppo bella per scrivere blog… però è una stagione perfetta per ascoltare musica. Ecco qualche consiglio per un disco per l’estate…

Peter Wolf > Midnight Souvenirs

PW era il cantante della J Jeils Band, una band di Boston che prima di diventare pop si divertiva a seguire i binari del brit blues dei Rolling Stones. Midnight Souvenirs è solo rock & roll, but I like it. È solo rock, ma come il rock dovrebbe essere: rock & roll, ballate, rithm & blues con i cori, sax, tastiere, chitarre. Si può chiedere di più all’estate di un piccolo grande album da ricordare?

Roky Erickson > True Love Will Cast Out All Evil

True Love è un’opera letteraria, una autobiografia in rock che fa il pari con un altro lavoro di quest’anno dalle motivazioni molto simili, The Foundling della grande Mary Gauthier. In entrambi i casi si tratta di due artisti con una cicatrice nell’anima, che raccontano in musica senza diventare imbarazzanti, con l’aiuto di due rock band contemporanee, gli Okkevil River lui, i Cowboy Junkies lei. Di Mary dirò in un post dedicato in autunno (anche perché le tragiche ballate sudiste di MG di estivo hanno poco, saranno più adatte ad accompagnare le nostre serate quanto cadranno le foglie e quando cadrà la neve), di Roky ho già raccontato.
Un ex star di una sola canzone con i 13th Floor Elevator nei ruggenti anni sessanta, che poi ha affrontato le infinite tribolazioni dell’ospedale psichiatrico e del carcere. Roky torna oggi con la sua voce da brivido a cantarci con sincerità e semplicità la sua vita, per esorcizzare i fantasmi del passato e forse, chissà, girare pagina perché pare non sia mai troppo tardi. Lo fa con un rock minimale alla Darkness On The Edge Of Town, accompagnato da chitarra basso e batteria ed una slide intrigante evocando storie di giudici, assassini, giovani nei guai e amore che prevale sulla cattiveria.

Tom Petty > Mojo

Un disco rock con l’anima del “doppio” vinile, con ballate orecchiabili che trsudano dell’epopea della grandi rock band, dal sud della cotton belt al west della California. Su tutti un fine artigiano della chitarra elettrica, Mike Campbell.

Madness > The Liberty Of Norton Folgate

Non solo USA. Che ne è stato del rock britannico, da sempre nel mio DNA di ascoltatore?
I Madness erano una band di ska revival della nuova ondata dei primi anni ottanta. Chi è oltre i quarant’anni ha ballato il singolo della cover di One Step Beyond. I ragazzi non sono mai davvero scomparsi, e nel 2009 hanno messo assieme un formidabile concept che è anche un atto di amore per la propria Londra, una “London city Simphony”: The Liberty Of Norton Folgate, che prende spunto da un angolo di Londra per cantare poi in modo molto teatrale la vita di persone che si muovono nella più bella città del mondo. Quindici canzoni che, a proposito di teatro, hanno ispirato persino un film di Julien Temple (quello del grande r&r swindle dei Sex Pistols e del future unwritten di Joe Strummer) che riprende uno shakesperiano concerto della band all’Hackney Empire. Un melting pot di songwriting, pop singles, opera rock, ritmi esotici e caraibici.

Mike Oldfield > Ommadawn

A volta è davvero troppo caldo per il rock & roll. Io sto ascoltando moltissimo le belle ristampe che Universal ha realizzato per i tre capolavori dell’inglese Mike Oldfield: il rivoluzionario (all’epoca) Tubular Bells, il bucolico Hergest Ridge, il robusto suono world di Ommadawn. Racconterò presto tutta la storia, per il momento è rinfrescante ascoltare i 40 minuti di musica strumentale di Ommadawn, fra chitarre elettriche e un attualissimo mix di atmosfere inglesi e irlandesi e percussioni africane. World music.

P.S.: come dimenticare la ristampa di Exile On Main Street e quella di Let It Bleed degli Stones, magari ricordandosi che in mezzo c'è stato Sticky Fingers?
Poi, a chi interessa, in auto io sto ascoltando gli ultimi CD dei Los Lobos, in attesa dell'imminente Tin Can Trust. In casa quando sono solo tocca quasi sempre a Peter Hammill, ma questa è un'altra storia...)

(è passato un altro anno - il disco dell’estate 2009)

giovedì 29 luglio 2010

Bruce Springsteen Hallenstadion Zurich 1981



Bruce Springsteen & The E Street Band all'Hallenstadion di Zurigo la sera del 11 Aprile 1981. Era la tournée di The River, le foto sono mie (Olympus OM1), ero in missione per conto del Mucchio Selvaggio, ricordo il viaggio in auto con Zambellini, sua moglie (di allora) ed altri "selvaggi".
We were young and wild. Anche Bruce. All'uscita qualcuno mormorava: Dio esiste.

La cronaca di quella lontana e memorabile serata è oggi sullo Zambo's Place.

martedì 27 luglio 2010

Bolzano Rock


Ogni volta che passo per Bolzano... e mi capita almeno una volta all'anno, perché è facile essere affascinati dal Sud Tirolo... tanto che io a Bolzano mi sono sposato... ma non gli porto rancore per questo...

Ogni volta che passo per Bolzano, dicevo, ho un piccolo rito a cui non rinuncio: quello di andare a sbirciare la vetrina di un negozio di dischi dietro al Duomo, vicino a Piazza Walter. Si chiama, con poco sforzo di fantasia, Disco New, e sembra un negozio di dischi degli anni settanta, sopravvissuto all'era dei CD. Non solo perché vende anche LP in vinile, ma soprattutto perché il catalogo di dischetti digitali è grosso modo lo stesso degli LP degli anni settanta ed ottanta. Un po' orientato al prog, la vetrina non manca mai di offrirmi qualche sorpresa.
È da Disco New che una volta ho trovato un bellissimo disco di Steve Howe dove una dylaniana Sad Eyed Lady Of The Lowlands è cantata per dodici minuti dalla angelica voce di Jon Anderson. E a proposito di Anderson, è sempre li che ho trovato quel disco della rinascita degli Yes dove cantava:

"Beginning is one place i've been before
Watching the sunrise on the silver shores
Setting me free again, leading the way
It will be a good day

Make me believe again
Making me free again
Making me see again"

Questa volta in vetrina, a fianco di PFM, Tom Petty e addirittura una ristampa in CD del tormentone di We Are The World, mi aspettavano i dischi del Bob Seger System, mai visti dal vero prima di oggi. Un'emozione non da poco.


Non ci si può aspettare che un negozio così sia anche economico, e così è andato a finire che ho acquistato solo Mongrel, per via della copertina, rinunciando agli altri due (un po' me ne sono pentito, lo confesso). Com'è il disco? Bello, acerbo, ci sono già tutti gli ingredienti del Bob Seger di Detroit (rock & roll, hard rock alla Zeppelin, rythm & blues, ballate con i cori), magari senza aver ancora indovinato la ricetta giusta e senza canzoni memorabili.

Alla prossima...

domenica 25 luglio 2010

The Promise


"Sul numero 34 ottobre 1980 (il Mucchio Selvaggio, ndr) scrivevi - PER IL MOMENTO VI PROMETTIAMO (IO E IL GRANDE CAPO) UN BELL’ARTICOLO SULL’UOMO PER UNO DEI PROSSIMI NUMERI CON TUTTI I TESTI DELL’ALBUM.
Non puoi sapere quanto lo abbia aspettato quell'articolo, mese per mese..." Federico Bartolo.

Caspita. Fammi ancora credito fino a questo Natale. Potrebbe essere la Christmas Story. Ma prima devo scrivere la storia di Mary Gauthier, the foundling from New Orleans.

- Posted 100% from my iPad, from Trebbia Valley, Route 45, no wi-fi, no overdubs.

giovedì 22 luglio 2010

on the road


Scriveva Paolo Vites che i dischi vanno ascoltati per intero e dal primo all’ultimo pezzo.
Una volta ero un maestro, anche nell’arte grafica, nel preparare compilation su cassette da ascoltare sul mangianastri in auto (o da regalare alle ragazze per far colpo). Per un po’ di tempo ho anche trasferito quest’arte nella masterizzazione dei CD. Ora da qualche anno in auto ho un iPod collegato allo stereo, su cui carico la musica del momento, che poi un piccolo dj virtuale provvede a selezionare. A volte è in vena, e crea grandi scalette, a volta proprio non è il caso…
Sarà il caldo di questi giorni, ma mi è capitato di stancarmi di ascoltare pezzi musicale in ordine sparso, così ho fatto quello che non mi capitava di fare da molto tempo: ho preso un paio di CD dalla mia discoteca e li ho portati in auto. Per la precisione erano i Green On Red e Lost Weekend. È stato un effetto a catena: solo il gesto di infilare il CD nella fessura (dopo averlo goffamente estratto dal jewel box durante la guida) è, come recita una certa pubblicità, impagabile.
E poi è vero: i dischi si ascoltano dalla prima all’ultima canzone nell’ordine in cui sono stati stampati. Ho recuperato CD che non vedevo / ascoltavo da anni. Per esempio Hard Road dei True Believers di Alejandro Escovedo, che cercavo inutilmente da tempo nei negozi: ho scoperto che già lo possedevo in CD (non è la prima volta che mi capita). Un disco straordinario, di quella altrettanto straordinaria stagione che sono stati gli anni ottanta per il rock Losangelino (ok, i TB sono di Austin Texas, ma non conta): Blasters, Los Lobos, X, Lone Justice, Beat Farmers (San Diego), Green On Red, Dream Syndicate
Ho recuperato i Fleshtones (NYC - CBGBs), Peter Gordon con Link Wray, i primi Steve Earle, ed un po’ di blues, da John Lee Hooker a Muddy Waters, da Howlin Wolf a BB King. Tutta gente che in auto sa suonare forte…

PS: anche un disco italiano si è mischiato in auto a tanto rock. This Man di Sergio Marazzi. Bisognerà parlarne.