giovedì 31 dicembre 2009

tutti quegli anni


1969
King Crimson > In The Court Of The Crimson King
Quicksilver Messenger Service > Happy Trails
Beatles > Abbey Road
Rolling Stones > Let It Bleed
Who > Tommy
Van Morrison > Astral Weeks

1979
Clash > London Calling
Tom Petty > Damn The Torpedoes
Joe Jackson > Look Sharp
Ry Cooder > Bop Till You Drop
Ian Hunter > You're Never Alone With...

1989
Tom Petty > Full Moon Fever
Bob Dylan > Oh Mercy
Neil Young > Freedom
Graham Parker > Human Soul
Lou Reed > New York

1999
Phish > Hampton Comes Alive
John Popper > Zygote
Mary Gauthier > Drag Queens in Limousines
Gov't Mule > Live... With a Little Help from Our Friends
Ian Hunter > The Artful Dodger

2009
Gov't Mule > By A Thread
Bob Dylan > Together Trough Life
Dave Matthews Band > Big Whiskey & The Groogrux
Gong > 2032
Black Crowes > Warpaint Live
Ian Hunter > Man Overboard

dai, non siamo messi male...

domenica 27 dicembre 2009

Peter Hammill > Thin Air


Peter Hammill è uno dei musicisti (e dei cantanti) più geniali della musica del XX secolo (dando come fatto che quella del XXI non si sia ancora vista). La sua produzione discografica è sterminata considerato che dal 1969 ha prodotto poco più di un album all'anno, fra i dischi a proprio nome e quelli come cantante dei Van Der Graaf Generator. Se i dischi con la band sono i più popolari, sia come approccio che in termini di successo, più complicato e tutt'altro che banale è seguire la traccia della sua sofferta opera personale, lungo un percorso che ha sempre sperimentato la comunicazione delle emozioni tramite l'uso estensivo del cantato e attraverso canzoni complesse.
Durante questo lungo cammino Peter non ha mai neppure in un'occasione cercato non solo di commercializzarsi un po' ma neppure di compiacere il suo stesso pubblico, sperimentando ogni volta lungo una ricerca che riguarda tanto le musiche quanto le liriche, sempre legate a doppio filo le une alle altre, conferendo al cantato un pathos di recitazione.
La sperimentazione in Peter Hammill non è mai stata fine a sé stessa o alla tecnica musicale, quanto una ricerca tesa all'espressione delle emozioni e dei sentimenti umani nel teatro dell'esistenza. I toni di Peter Hammill sono oscuri e gotici (non a caso fra le sue opere non manca una Casa degli Usher di Edgar Allan Poe) e i temi sono la vita e la morte, l'amore, il distacco, la perdita, la vecchiaia, la follia.

La sua musica è partita negli anni settanta da uno stile sovrapponibile ai VDGG, con cui spesso si è intersecato, non solo per l'uso degli stessi musicisti, ma addirittura a volte degli stessi pezzi se non proprio scambiando gli album: The Aerosol Grey Machine del 1969 attribuito ai VDGG è in realtà un suo album solista, mentre Chameleon in the Shadow of the Night di PH era stato pensato per la band. Da subito la produzione solista si è fatta però meno progressiva e più essenziale negli arrangiamenti anche se talvolta più dura nella sostanza e più sperimentale, e poi via via sempre più asciutta e minimale, specie da quando l'artista registra nel suo studio casalingo, il Sofà Sound prima e Terra Incognita poi, in cui spesso registra ogni album da sé in perfetta solitudine sfruttando soprattutto pianoforte e chitarra, ma anche tastiere di sottofondo, sintetizzatori, loops, percussioni e basso.

Nonostante i suoi album non siano mai compiacenti, talora sono frutto di una ricerca più cruda, altre volte sono lavori più compiuti e finiti e come tali più assimilabili. A questa seconda categoria appartiene sicuramente Thin Air, che fin dalla copertina si annuncia come un lavoro a tema fatto e finito. Il disco è il terzo da quando nel dicembre 2003 subì un infarto che ebbe una risonanza nella propria vita. Il primo Incoherence trattava dell'inefficacia del linguaggio, il secondo Singularity rifletteva sulla vecchiaia e la morte. Thin Air, "aria sottile", riguarda la scomparsa, il cambiamento, la perdita: il dissolversi. L'approccio è minimalista e fortemente orientato alle canzoni; canzoni che se al primo ascolto appaiono come al solito spigolose e complesse (tranne Undone che è addirittura orecchiabile), dimostrano ad ogni ascolto di più una poetica emozionante ed addirittura commovente, caratteristiche che costituiscono la forza ed il fascino di questo grande e fragile artista.
Ogni ascoltatore attento che ascoltando le sue canzoni in cuffia nell'oscurità ha provato brividi alla schiena e malinconia nel cuore, non ha potuto fare a meno di amarlo. Se cercate qualche cosa oltre le canzonette e la Musica non vi spaventa, provate Thin Air. Entrerete nel Club The Top Of The World.

PS: su Sofa Sound PH racconta delle canzoni di Thin Air.

★ ★ ★ ★ (chi può giudicare Peter Hammill?)
Genere: songwriting
Fie!, 2009
in breve: un disco dalla cupa poetica ma non inaccessibile

mercoledì 23 dicembre 2009

sotto l'albero 2009


Sul Mucchio Selvaggio degli anni settanta era abitudine riportare nel numero di dicembre un elenco di dischi consigliati per i regali di Natale (forse anche perché uno dei soci dell'operazione era proprietario di un grande negozio di dischi d'importazione...) A me quella tradizione piaceva, e qui la voglio citare scrivendo qualche consiglio di mio conio.
Non è ancora l'inevitabile lista dei miei preferiti dell'anno - quella arriverà più avanti, in gennaio - ma semplicemente l'elenco di qualche disco che vi regalerei. Virtualmente, si intende.

strenne
La strenna numero uno è il cofanetto di Tom Petty & The Heartbreakers: quattro CD pieni zeppi di pezzi in concerto dell'ultima delle grandi band americane (definizione di zio Bob Dylan), una vera apoteosi del rock & roll, e per soli venti euro più o meno. Imperdibile. Numero due sarebbe la ristampa allargata del miglior live degli Stones, Get Yer Ya's Ya's Out, testimonianza del tour americano del 1969 della band. Non a buon mercato, contiene cinque pezzi in più dell'originale (fra cui una torrida Satisfaction) su un CD a parte, nonché un disco dei concerti dei supporter BB King ed Ike & Tina Turner. Strenna numero tre, la più difficile da trovare ma anche la più attraente: il box europeo della Dave Matthews Band, con tre CD registrati dal vivo a Lucca ed un DVD registrato a Londra. Il miglior live show a cui possa capitare di assistere di questi tempi. E se volete avere proprio tutto, aggiungete alle strenne il Sgt Pepper Live dall'heavy metal pop di Cheap trick.

natalizi
Disco di canzoni di Natale è Christmas In The Heart, dove il vecchio grande zio Bob (Dylan) non si vergogna a rievocare il fantasma del Natale Passato nei suoi blues, le sue ballate e persino una canzone cantata in latino. Natalizia secondo me è anche la ristampa del quarantesimo anniversario di In The Court Of The Crimson King, la pietra miliare del prog sinfonico, che ci regala una lunga Moonchild, una Epitaph strumentale ed una diversa I Talk To The Wind. Perfetto da ascoltare alle lucine dell'albero di Natale.

progressive
Per le fredde e buie giornate d'inverno che ci aspettano, il sound gelido e pinkfloydiano di The Incident di Porcupine Tree. Se invece preferite scaldarvi con psichedeliche folli cavalcate elettriche di sapore zappiano, non perdetevi il ritorno dei Gong di 2032 (l'anno in cui l'invisibile pianeta Gong si manifesterà a noi terrestri).
E se alla musica chiedete qualche cosa di più, ascoltate la spigolosa poetica ben confezionata di Thin Air di Peter Hammill, "aria leggera". E se di Peter vi mancano i toni fantascientifici e progressive di Van Der Graaf Generator, siete fortunati: Live At The Paradiso 2007, con la formazione a trio.

rock
Vi è sfuggito qualcuno dei dischi dell'anno? È il momento di regalarselo. Il doppio dei Black Crowes (entrambi: il rollingstoniano Warpaint Live ed il westcostiano Before The Frost). Il torrido By A Thread dei Gov't Mule, rock delle chitarre. Together Through Life dell'immortale Bob Dylan, ancora capace di capolavori.

songwriter
Voglia di canzoni? Man Overboard di Ian Hunter per chi ha nostalgia dei giorni di Moot The Hoople, Bowie, Faces ed i Rolling Stones che furono. E se questa musica vi manca davvero tanto, ascoltate anche la ristampa del più modesto Slaughter On Tenth Avenue di Mick Ronson.
Le delicate eteree canzoni di Peter Sinfield, fra Donovan e Nick Drake, su quello Still del 1974 magistralmente ristampato dalla Esoteric Records con l'etichetta originale Manticore.
Se invece vibrate per il sound new country, Live From Austin, Texas di Drive-By Truckers odora tanto del vecchio Neil Young.
Per quanto mi riguarda non potrei fare a meno dell'elegiaca, malinconica poesia di Working On A Dream di Bruce Springsteen, ma attenzione a non regalarlo ad un fan dello show della E Street Band. Potrebbe non gradire.

made in italy
Non ho ascoltato abbastanza dischi italiani da poter dare consigli significativi. Ma due nomi li propongo: Spirits di Cheap Wine e Blues For The Working Class di Daniele Tenca. Il primo contiene una cover di Man In The Long Black Coat, il secondo di Eye On The Prize.


PS. Consiglio. Per ascoltare il sound di un disco, andate su iTunes, cercate il disco e premete il tasto "anteprima di tutti i brani". In cinque o sei minuti una idea ve la fate. Io a volte compro anche un pezzo per ascoltarlo meglio. Ma se poi mi piace davvero, il disco lo compro solido e vero, il CD con la copertina...

martedì 22 dicembre 2009

Hall of Fame (scatole)


Non mi sono mai sentito un collezionista o un completista, ma nel corso degli anni ho accumulato molti dischi. Un paio di migliaia di LP prima, e poi un numero ancora maggiore di CD. Vivendo in una famiglia si pone il problema di dove stivare tutto questo ben di dio.
Le novità dell'anno in corso stanno vicino all'impianto hi-fi, e fin qui… poi ho un paio di mobili con vetrinette e scaffali, che a lungo sono stati la risposta alle mie necessità di archiviazione: in uno gli americani, nell'altro inglesi e black music. Ma alla fine i CD hanno straripato come un fiume in piena e non c'è stato più verso di tenerli in un solo posto. Fino a che non è arrivata l'intuizione delle scatole: scatole metalliche dell'Ikea con l'etichetta del nome del musicista, in cui conservare i CD delle discografie più numerose. Sulla prima scatola scrissi, tempo fa, Country, sulla seconda (probabilmente) Bob Dylan, sulla terza Bruce Springsteen e così una dopo l'altra le scatole di metallo si sono moltiplicate ed allineate sulla libreria dello studio e sul pavimento. Non l'ho capito subito ma il fatto di dedicare una scatola per artista fece sì che i musicisti di cui avevo acquistato più dischi (che erano perciò evidentemente i miei preferiti), si conquistassero la scatola con la propria etichetta. Qualcuno all'inizio conviveva, tipo Eric Clapton con John Mayall - o i gruppi progressive, oppure quelli groove - per poi arrivare alla necessità di una scatola in proprio: i Byrds ospitavano anche i dischi di CS&N, ma Neil Young ebbe da subito una scatola sua.
In questo modo un po' alla volta in casa la scatola argentata è diventata una specie di music award, tipo il disco d'oro, la statuetta dell'Oscar o la Rock &Roll Hall Of Fame. Qualcuno ci è arrivato prima, qualcuno solo da poco, come John Fogerty & CCR, qualcuno assolutamente a sorpresa, come Nils Lofgren.

Trovo che la scatola d'argento sia un premio molto onesto perché non può essere assegnato sull'onda dell'emotività del momento e neppure su una carriera troppo breve: il numero minimo di CD per avere una scatola in proprio è di una ventina di CD.

Nel caso qualcuno fosse curioso, trascrivo qui in ordine alfabetico i riconoscimenti "scatola dell'Ikea" a tutt'oggi in casa BB:
Allman Brothers Band (including Gov't Mule) / Brian Auger + Julie Tippett / Beatles / David Bowie / Byrds / Canterbury / Eric Clapton / Country (x2) / CCR + John Fogerty / Willy DeVille / Bob Dylan (x 2) / Eno + Roxy / Grateful Dead / Groove (x2) / Fusion / Peter Hammill (+ VDGG) / Ian Hunter / Italia / King Crimson (+ Adrian Belew) / Little Feat (Robert Palmer, Bonnie Raitt, NRBQ) / Los Lobos + Blasters / Dave Matthews Band / John Mayall / Neo Prog (in liquidazione) / The Nice (& Co) / Graham Parker / Tom Petty / Phish / PFM (= prog italiano) / Progressive (x 2) / Rolling Stones / Southside Johnny + Nils Lofgren / Bruce Springsteen (x2) / tedeschi / UK anni '60 (x 2) / USA '60 (x 2) / Van Morrison / Velvet Underground (John Cale, Nico, Lou Reed) / Neil Young / Yes (x2)

Latita la new wave, che possiede ormai gran spazio delle vetrinette. Ma la prossima scatola dell'elenco mi sa che spetterà a Nick Lowe o ad Elvis Costello.

giovedì 17 dicembre 2009

Texas Tears 1985


Il 1985 è stata un grande anno per me: il mio primo lavoro (e a tutt’oggi purtroppo il più divertente), in una Milano che era bella, un’auto diesel, il primo amore. Ricordo anche una memorabile nevicata e un grande show di Bruce Springsteen + E Street Band a San Siro.
Il Mucchio Selvaggio mi stava un po’ stretto. Presi allora macchina la macchina da scrivere e con il copia e incolla (forbici e coccoina) misi assieme una fanzine di 18 pagine, la fotocopiai in qualche centinaio di copie e la distribuii per i negozi di musica lungo la Via Emilia…
La fanzine si chiamava Texas Tears, sottotitolo “il rock rurale ed il rock romantico”. Le copie andarono tutte vendute e non smisi di fotocopiare fino a che gli articoli non divennero troppo vecchi. Non sarebbe mai uscito un numero due, ma anni dopo, giunta l'era di internet, Texas Tears sarebbe diventato il nome di un sito web, infine trasformato in blog con il nuovo titolo di Blue Bottazzi BEAT.
Ho dei grandi ricordi e dei grandi rimpianto legati a quelle fotocopie consumate. L’originale è andato perduto da tempo, ma ritrovata una copia mi è piaciuto scannerizzarla e riproporla come pdf, scaricabile e distribuibile liberamente (se esiste ancora qualcuno al mondo interessato ad una fanza dell’85. Modernariato, n’est pas? In ogni caso si tratta di un pdf di 273 Mbyte)

"Bene, questo numero uno di Texas Tears, fanzine di rock rurale e rock romantico, è stato distribuito in alcuni negozi di dischi nel lontano novembre '85, ed ancora nel nuovo anno riceviamo richieste su richieste. Un risultato che lusinga la nostra firma e testimonia una volta di più come il rock'n'roll, quello vero e senza compromessi, quello che nasce dal cuore per parlare al cuore, non morirà mai. Texas Tears come fanzine è nata con lo spirito di un souvenir, un feticcio rock sotto forma di un numero unico. Ma bisogna confessare che ogni volta che si riceve una nuova richiesta ci si ritrova ad accarezzare l'idea di renderla periodica. Vi incito a scrivere, a dare il vostro parere, i vostri consigli e suggerimenti, ed alla fine vedremo se varrà la pena nel corso di questo 1986, di proseguire su questa strada. … Chiudiamo con la classifica dei favoriti dell'85. Niente di troppo serio: sono solo consigli d'ascolto per ottimi lavori che non dovrebbero passare inascoltati. Per noi Del Fuegos è l'album dell'anno. E per voi?

TEXAS TEARS 1985 MAGNIFICENT 13 L.P.
====================================
DEL FUEGOS : Boston Mass. (Slash)
JASON & THE SCORCHERS : Lost & Found (Emi America)
JOHN FOGERTY : Centerfield (Warner Bros)
BIG DADDY : Big Daddy/Meanwhile... (Rhino)
TOM WAITS : Rain Dogs (Island)
TOM PETTY : Plantations Live! (MCA)
MARSHALL CRENSHAW : Downtown (Warner Bros)
THE BLASTERS : Hard Line (Slash)
LONE JUSTICE : Lone Justice (Geffen)
JOHN CAFFERTY & BEAVER BROWN : Though All Over (Scotti Bros)
JOHN COUGAR MELLENCAMP : Scarecrow (Mercury)
BEAT FARMERS : Tales From The New West (Rhino)
NILS LOFGREN : Flip (Towerbell)

(last tears 1986)"


Potete scaricare il pdf di Texas Tears 1985 dal server di DropBox oppure mobileMe


lunedì 14 dicembre 2009

Gov't Mule > By A Thread


Pur senza essere un genio musicale alla Mozart né un virtuoso da circo, Warren Haynes è il chitarrista più amato di questa generazione. La ragione credo che risieda nell'amore che a sua volta Warren riversa nel rock & roll e nella musica moderna in generale: chitarra solista degli Allman Brothers Band (al posto che una volta fu di Duane Allman), chitarra solista dei Dead (al posto che fu di Jerry Garcia), leader dei Gov't Mule (gruppo rock blues di culto). Un risultato che è frutto di una dedizione ai miti della nostra musica. Non ho mai sentito incisioni di Warren Haynes con i Dead, e sebbene gli Allman BB abbiano realizzato con lui il miglior disco in decenni (Hittin' The Note), il loro album dal vivo del 2004 dimostra che alla fine il duo Warren Haynes - Derek Trucks fa formula e maniera di troppi duetti solisti che si rincorrono in ogni canzone.
Il meglio di sé Warren Haynes lo realizza invece con il suo gruppo, che ha chiamato con modestia Government Mule: il mulo dei militari, quadrupede non dotato di speciale bellezza ma dedicato al lavoro duro. I lavori più apprezzati i Mule li hanno realizzati proprio quando si sono immersi anima e corpo nella passione per il rock dei loro modelli, il che succede in particolare nei due volumi di The Deep End, quelli con dozzine di bassisti invitati da band come Creedence, Deep Purple, Who, Dead, Airplane e simili, oltre che nel live show, farcito spesso e volentieri di grandi cover.
Nei dischi in studio (l'attuale è il decimo) i Gov't Mule da qualche anno dimostravano i limiti di un superlavoro che ne rende troppo diluita l'ispirazione e di routine l'esecuzione. Per cui confesso di essermi avvicinato a questo By A Thread senza nutrire troppe aspettative. Di modo che più grande è stata la sorpresa, inaspettata, di scoprire che la band è giunta alla maturità del proprio sound e finalmente alla quadratura del cerchio del proprio rock.
By A Thread fa alla fine dei Mule una band grande come i propri modelli (se non li hanno superati). Per dare un'idea siamo di fronte ad un sound che getta le radici nell'hard rock dei Led Zeppelin, il rock & roll degli ZZ Top, la psichedelia degli Experience, le cavalcate elettriche dei Cream, ma che soprattutto è ormai sound Mule 100%.
Rock, blues, ballate evocative, persino una spruzzata di folk. Questa volta non ci sono scorciatoie jazz, facili citazioni ed assolo fini a sé stessi, ma una musica sempre in tiro, robusta, piena, calda, che è impossibile non amare. I brani non li cito, perché non c'è un solo filler.
Vi dico che quando metto il disco devo smettere di fare qualsiasi altra cosa che non sia ascoltarlo, e che quando lo infilo sullo stereo dell'auto mi vengono i brividi da capo a piedi, per questa chitarra tagliente e corposa, per queste ballate sudate, per questi blues dell'anima. Un rock & roll da bicilindrico.
Il disco dell'anno? Uno dei grandi dischi di rock delle chitarre di sempre.
Fatevi un favore: ascoltatelo.

★ ★ ★ ★ (ottimo)
Genere: ROCK delle chitarre
Provogue, 2009
in breve: i Gov’t Mule al loro meglio

sabato 12 dicembre 2009

Peter Hammill in concerto


Seriate 12 dicembre, teatro Gavazzeni. La locandina recita "Peter Hammill: concerto per piano solo". Ma appena Peter si presenta su un palco essenziale dove semplici luci bianche illuminano un pianoforte a coda, una chitarra acustica ed un paio di microfoni, vestito in lino azzurro, che saluta quasi timidamente il pubblico e dopo aver appoggiato al leggio i fogli con i testi delle canzoni, attacca il primo pezzo è subito evidente che non è il pianoforte lo strumento della serata, né la chitarra acustica, quanto una voce da incantesimo.
Peter appare piuttosto in forma, il fisico tiene ed è ancora decisamente asciutto e a parte che con quella chioma candida sembra il padre di Peter Hammill, si mostra perfettamente a proprio agio sul palco nel silenzio assoluto che accompagnerà l'intera esibizione.
È evidente che non stiamo assistendo ad un concerto rock. I tasti del pianoforte sono martellati come ad un concerto di musica classica e la voce si modula, si alza e si abbassa, sperimenta toni arditi, riempie con la propria potenza di magnifico strumento tutto la spazio del teatro, mentre il pubblico respira piano. Sperimenta Peter Hammill con il canto, ma non è una sperimentazione musicale fine a sé stessa quanto la ricerca di esprimere le emozioni e i sentimenti dei suoi testi quasi dovessero prendere vita ed esibirsi da sé. Nonostante la complessità oggettiva delle canzoni e del cantato, non c'è ombra di freddezza nella musica di Hammill, anzi, da subito siamo aggrediti dalla marea delle emozioni, dalla forza delle canzoni e dei loro temi, l'amore il dolore la vita la morte…


A ondate dalla schiena mi assalgono i brividi, sono in trance e credo di poter parlare al plurale perché dall'attento silenzio con cui ognuno segue le canzoni di Peter e dagli applausi, che sono liberatorie esplosioni, che segnano gli intervalli è evidente che lo stesso incantesimo ha colpito ognuno degli spettatori in sala.
Non è rock quello che ascoltiamo, ed allora si crede a chi considera questo diafano poeta il genio musicale del XX secolo. Non c'è nostalgia nel giudicare lo spettacolo a cui assistiamo perché i brani di Hammill della nostra giovinezza sono quelli dei VDGG, mentre i tanti tanti pezzi della sua carriera solista la quasi totalità di noi l'ha appresa in questi anni sulle ristampe in CD.
Non ho preso nota dei titoli delle canzoni, un po' perché mi parrebbe quasi sacrilego muovermi sulla mia poltroncina rossa mentre Hammill suona, canta, urla, recita, soffre, mostra la sua nuda anima ad ognuno di noi. Un po' perché nonostante la maggior parte delle canzoni sia nota stento a conoscerne il titolo, anche se Peter lo annuncia regolarmente. Nel dopo concerto faticherò a distinguere i pezzi che ho ascoltato da quelli che mi accompagnano sullo stereo in auto o semplicemente da quelli che Peter ha evocato nella mia memoria. Per non sbagliare non faccio titoli.
Si passa dal pianoforte alla chitarra acustica, maltrattata quanto la voce e poi per il finale di nuovo per pianoforte. Un solo bis, richiesto con entusiasmo dal pubblico, che in verità continua ad applaudire a lungo senza successo per chiederne un secondo. Quando si accendono le luci sono in molti a restare seduti per molti minuti, quasi a dover riprendere per gradi il contatto con la realtà dopo uno show così forte. Il premio per chi non si è allontanato è di vedere entrare Peter in sala, scambiare una battuta, un sorriso, un autografo. Così trentacinque anni dopo aver acquistato Pawn Hearts faccio una fotografia con lui. Riguardando la quale il sospetto che il concerto lo abbia solo sognato è lecito.

giovedì 10 dicembre 2009

Tom Petty & Heartbreakers The Live Anthology


I concerti dal vivo hanno un loro kharma, un tao, uno zen. Un loro perché, una loro vita. Prendere un frullato di pezzi eseguiti dal vivo non è come far ascoltare un concerto dalla prima all’ultima canzone. Di questo ce ne eravamo accorti persino con il live di Petty Pack Up the Plantation: Live! del 1985. Ascoltarlo nell’edizione in vinile, in cui l’ordine dei pezzi era stato modificato, non è come nell’ordine originale ripristinato dal CD. I concerti buoni hanno una loro apertura, un decollo ed un climax e non è la stessa cosa ascoltarli a tocchetti e bocconi.
Questa introduzione per parlare di Tom Petty & The Heartbreakers The Live Anthology, un ghiotto cofanetto di 4 / 5 CD oltretutto a basso prezzo (nella versione a quattro cidi) con 47 canzoni tratte dagli show della band nell’arco temporale che va dal 1980 al 2007. Con una scala reale delle canzoni migliori della band più una serie di rarità, inediti e cover, fra cui pezzi blues, beat, cajun, Van Morrison, Bo Diddley, Dead e tanti altri.
Però, come scrivevo in apertura, non si tratta di tre o quattro concerti interi di diversi periodi, ma di una insalata di canzoni di periodi differenti mischiate in ordine sparso fra i quattro dischetti. Il divertimento è garantito, ma non si ottengono le vette del concerto del 30esimo anniversario (apparso però solo su DVD) e neppure quelle del citato live del 1985. Per qualche fenomeno le canzoni sui quattro CD sono stranamente in crescita di potenziale d’entusiasmo, nel senso che il primo Cd è il più tiepido, con qualche spunto in A Thing About You, in Breakdown e per prendere quota in Refugee, il pezzo che riscalda il dischetto subito prima che finisca. Sul secondo Cd è piacevole Wildflowers, bello Friend Of The Devil dei Grateful Dead, suntuosa la lunga Good To Be King, energica Learling To Fly, mentre non mi convince Mystic Eyes.
Potente il terzo Cd a partire da una grande cover di Green Onions dei Booker T, e proseguendo con il "louisiana medley" di Louisiana Rain e Melinda, anche se il primo pezzo è registrato nel 1982, il secondo nel 2003.
A proposito, Stan Lynch alla batteria è molto meglio del pur bravo Steve Ferrone, e questo testa a testa lo dimostra. Belle Dreamville ed American Girl.
Il quarto CD è il più potente, con una sequenza di Running Down A Dream, Oh Well dei Fleetwood Mac (grande!), e le ballate di Southern Accent, Crawling Back To You, My Life / Your World, I Won't Back Down, Square Down ed il tripudio di bis di Have Love Will Travel, Free Fallin’, The Waiting, Good Good Lovin’ di James Brown ed inaspettatamente Century City e la lenta Alright For Now. Un quarto CD da cinque stelle.
Mi parlano molto bene del “quinto” CD, ma a tutt’oggi non lo conosco.

Insomma intendiamoci, The Live Anthology è un vero regalo di Natale e infilato nel mio iPod è un juke box esplosivo di brani scelti a caso dalla carriera di una belle più grandi band di tutto il tempo del rock a stelle a strisce. Ma a fare gli incontentabili non è proprio come uno show dal vivo dall’inizio alla fine.

PS: è da molti anni (almeno da Wild Flowers del 1994) che Tom Petty guarda all’indietro alla storia della sua band. Sarà rimasta benzina per proseguire la storia di questa leggendaria band o dobbiamo prendere The Live Anthology come il più riuscito dei commiati?

★★★★ (ottimo)
Genere: Rock & Roll
Mercury, 2009
in breve: un juke-box delle canzoni in concerto di una delle più potenti band americane di tutti i tempi.

martedì 8 dicembre 2009

Peter Hammill a Roma 7 dicembre 2009


Ospito la testimonianza di Simone Cavatorta del concerto romano di Peter Hammill:

"Ieri ho visto Hammill a Roma ed è stato un concerto fantastico.
 La sala Sinopoli dell'Auditorium non era gremita, ma almeno la platea era quasi piena.
 La scaletta è stata molto orientata al passato: The Siren Song, Modern, The Lie, The Comet the Course the Tail, Don't Tell Me, Ophelia, Strangers Still, Patient... più altre di epoca meno lontana.

Peccato solo che abbia fatto un unico brano da Thin Air (Undone), album che sto ascoltando di continuo in questo periodo.
In generale, Hammill dal vivo dà un'impressione di grande fragilità (magrissimo) unita a una forza sorprendente della voce. Alla fine, dopo gli ultimi brani, si vedeva che era esausto, ma nonostante tutto ha avuto la forza di tornare sul palco per un bis, offrendo una toccante interpretazione di Still Life, la cui intensità è stata accentuata proprio dalla figura sofferente e dalla voce allo stremo di Hammill. Una grandissima conclusione per uno splendido concerto".

la scaletta completa:

The Siren Song

Don´t Tell Me

Shell

Nothing Comes

Undone

The Comet, the Course, the Tail

Shingle Song

Modern

Ophelia

Patient

The Lie

Meanwhile my Mother

Gone Ahead

Better Time

A Way out

Stranger Still

Still Life


Riporto di seguito l'elenco completo delle date del tour:



6 dicembre: Borgomanero (Novara) - Teatro Rosmini

7 dicembre: Roma - Auditorium, Sala Sinopoli

8 dicembre: Udine - Teatro Palamostre

10 dicembre: Lugagnano (Verona) - Club Il Giardino

11 dicembre: Seriate (Bergamo) - Cineteatro Gavazzeni

13 dicembre: Firenze - Teatro della Pergola (nb: inizio ore 17.00!)



lunedì 7 dicembre 2009

Sgt Pepper's Cheap Trick


Cosa c'è di più surreale di Sgt. Pepper dei Beatles rifatto dai Cheap Trick? Per questo ho chiesto a Silver Surfer, autore del più surreale fra i blog musicali di ospitare la mia recensione sul suo sito. Ci rivediamo dopo il salto nell'iperspazio.

giovedì 3 dicembre 2009

Teiere Volanti dal pianeta Gong


Il pianeta Gong è un pianeta invisibile del sistema solare i cui messaggi possono essere uditi solo indossando un orecchino magico venduto da un negoziante ambulante di teiere antiche chiamato Fred The Fish (anche se sono in molti a pensare che fu ben altro venduto da Fred a rivelare a Daevid Allen il mondo dei Gong). Comunque gli inviati del pianeta, i Pot Head Pixies, furono avvistati giungere sulla Terra nei primi anni settanta a bordo di teiere volanti ed il loro eroe, Zero The Hero, vagò per diffondere il loro messaggio di pace e fratellanza universale.
Non ho mai capito con certezza se i Gong, la band, fossero gli alieni o più probabilmente un gruppo di hippie resi sensibili al loro messaggio dalle bustine di tea venduto da Fred the Fish - ed anche il resto dell’epopea di Zero mi è piuttosto oscura. Resta il fatto che i Gong, la band, attraverso musicisti dai suggestivi nomi di Bert Camembert, Shakti Yoni, Bloomido Bad De Grass, Submarine Captain , Steve Hillside… raccontarono questa epopea nei tre effervescenti volumi (musicali) di Radio Gnome Invisibile.



Il primo e di gran lunga miglior disco della trilogia, Flying Teapot, costituì per importanza musicale, anche se non per influenza, l’ In The Court Of The Crimson King della scena free. L’ho definito: “una riserva infinita di fantasia e divertimento, con esplosioni e invenzioni sonore nascoste ad ogni angolo ed a ogni curva di una musica assolutamente godibile ed esilarante. Nenie indiane, cantilene, assolo di sax, cambi di tempo, orgasmi, mantra, rock, non manca niente a fare di Flying Teapot un’opera perfetta della generazione freak”.



A dispetto del messaggio di pace e fratellanza su cui basavano la propria filosofia, pare che l’atmosfera nella famiglia dei Gong non fosse affatto amorevole, tanto che il leader, il freak David Allen (alias Dingo Virgin) in seguito ad episodi addirittura di violenza lasciò la band con la fidanzata Shakti Yoni la strega, alias Gilli Smyth.
Da allora le incarnazioni dei Gong si sprecano, anche in contemporanea: da Pierre Moerlen’s Gong a Mother Gong, Acid Mother Gong, Classic Gong e chissà quante altre. Nel 2004 si tenne la prima Gong Family Unconvention, un festival a cui presero parte i musicisti che avevano avuto a che fare con la storia della band. Negli anni il riavvicinamento fra i musicisti originali ha portato gradualmente alla reunion dei Gong nella formazione classica, con la sola eccezione di Pip Pyle e Pierre Moerlen, che non sono più fra noi da qualche anno, ed il sintetista Tim Blake, ora con gli Hawkwind ed il cui ruolo è stato assunto da Bambaloni Yoni, alias Miquette Giraudy, fidanzata del chitarrista Steve Hillage e già Gong da Angel’s Egg.

Nel disco nuovo i membri della band non si presentano più con i nomi di battaglia da figli dei fiori ma con quelli anagrafici di Daevid Allen, Steve Hillage, Gilli Smyth, Miquette Giraudy, Mike Howlett e Didier Malherbe, a cui si unisce un energico e funky Chris Taylor alla batteria.



Infilare nel lettore il Cd di 2032 dei redivivi Gong non è stato scevro di conseguenze. La prima impressione è stata di un forte deja-vu, ma non con la formazione della trilogia di Radio Gnome quanto con un vecchio amico del passato: Frank Zappa.
City Of Self Fascination è straniante: non ho riconosciuto la voce di Allen e nemmeno i tempi dispari (qualsiasi cosa significhi) dei Gong, quanto un folle rock elettrico alla Wind Up Workin' in a Gas Station (Zoot Allures, frank Zappa 1974), in cui in un groove funky si sovrappongono voci e cori bassi, acuti e persino rap. Il più riconoscibile dei vecchi ragazzi è Hillage con la sua chitarra psichedelica, che però porta in dote la sua esperienza in musica elettronica e dance consumata in questi anni con i System 7 e Miquette Giraudy. Sua è la spumeggiante Digital Girl, fusion di flower power e dance, e con uno spendido assolo di chitarra in eco.
How To Stay Alive è un pazzo rap di otto minuti che non può fare a meno di indurre alla danza.
Escape Control Delete è una ritmata cantilena elettronica, mentre in Yoni Poem entrano in scena le ragazze: la Smyth con la sua voce da strega (quella di I Am Your Pussy del 1974) e la Giraudy con il suo sintetizzatore. Un poema di streghe.
Dance With The Pixies è una travolgente ballata irlandese in acido mixata con un pezzo beat in salsa moderna.
Wacky Baccy Banker è una fuga psichedelica di stampo Hillage. The Year 2032 un ritmo assolutamente Gong dove si annuncia finalmente che il pianeta Gong si rivelerà ai nostri occhi proprio nell’anno 2032. Chi vivrà...

Il disco è molto lungo, 75 minuti, praticamente un doppio del tempo dei vinili e prosegue su queste deliziose corde, fra follia, ritmo, psichedelia, cori ed orgasmi elettronici, fino al Portal finale che lascerà aperto appunto il portale di comunicazione fra i nostri mondi. Chi vuole far finta di nulla fino al 2032 è liberissimo. Chi invece ha nostalgia del rock arguto o semplicemente vuole godere delle buone vibrazioni di una musica antica negli intenti (il flower power) ma moderna nella sintassi, non si perda questo delizioso lavoro.

★★★★ (emozionante)
Genere: Free Rock
G-Wave, 2009
in breve: il ritorno del suono freak in chiave contemporanea, ad opera di una delle più significative band della scena di Canterbury degli anni settanta, rediviva. Flower Power rules again.