martedì 28 luglio 2009

Miami and The Groovers > Merry Go Round


A dispetto del sopore dei media nazionali, in Italia esiste una attiva scena underground di gruppi rock di lingua inglese. È una scena ispirata al mito di quella musica che in una fanzine degli anni ottanta avevo definito "il rock romantico e il rock rurale": Bruce Springsteen, John Mellencamp, Tom Petty ma anche e soprattutto beautiful losers come Willie Nile, Elliott Murphy, Southside Johnny, John Eddie...
La band che dalle nostre parti ha inaugurato questa scena più di vent'anni fa prendeva il nome leggendario di Rockin' Chairs, da cui sono discesi Graziano Romani, il padrino di tutti, e il Rigo Righetti. Fra le band con un seguito più attivo mi pare si possano citare i Cheap Wine dei fratelli Diamantini da Pescara e Miami & The Groovers da Rimini.
Merry Go Round è il secondo bel lavoro della band, anno 2008, curato con amore in ogni dettaglio fin dall'evocativa copertina, che profuma di quella provincia che accomuna siti lontani come Asbury Park e la via Emilia. Se ci fossero dubbi basterebbe il bel sassofono di "Clay" Giani a far capire dove va a parare la musica dei Groovers: dischi rock romantici intitolati The River o Coup De Grace.
Merry Go Round si apre proprio con la musica di una giostra, per infilarsi nel classico rock urbano di One Way Ride e nel riff roccante e rollante di Jewels And Medicine, dove, dopo un intro che porta alla mente rock & roll del Lou Reed "animal", un pezzo stones subisce un trattamento americano alla New York Dolls. Il disco prende il volo con la cover di Night Of The Town dei Del Fuegos -- che nostalgia! My Sweet Rose è una ballata tex mex che sarebbe piaciuta anche cantata in italiano. Time Has Come è un potente R&B che mostra i muscoli ed il talento della band; un pezzo che non avrebbe sfigurato in un album degli Asbury Jukes.
Fra le altre canzoni che ascolto più volentieri fra le quattordici del disco, Trust Revisited è una ballata che galleggia su un riff niente meno che alla Byrds, in Love Has No Time la voce di Lorenzo Semprini cerca toni bassi alla Lou Reed, It's Getting Late è un inno springsteeniano con tanto di sax da brivido.
Quello dei Groovers è un rock che si fa forte della sua stessa ingenuità, perché dipinge senza malizia il mito di una east coast che abbiamo imparato ad amare sullo stereo dell'auto in viaggi nella notte...

Miami & The Groovers sono: Lorenzo Miami Semprini, Beppe City Rockers Ardito, Marco Boom Boom Ferri, Luca Spiderman Fabbri, Alessio Raffaelli, Claudio Clay Giani.

☆☆☆ (buono)
Genere: Rock romantico
2008
in breve: da Asbury Park alla via Emilia

venerdì 24 luglio 2009

Bruce Springsteen & E Street Band a Udine


Ospito la recensione al concerto di Udine dell'ottimo Lorenzo "Miami" Semprini, leader del gruppo Miami & The Groovers:

"Sulle Strade di Fuoco - Udine 23 luglio 2009

Dopo poche ore (una!) di sonno sono pronto a condividere (con che grado di lucidità?) la giornata di ieri ad Udine.

Il caldo davvero torrido doveva essere da preludio per qualcosa di caloroso (fuoco...)
Arrivo allo Stadio verso le 10.30, mi prendo il mio numerino 767 e ci mettiamo comodamente all'ombra.

Un grande plauso va all'organizzazione perfetta sia della Barley (che distribuirà i braccialetti verso le 12) sia dei ragazzi in cima alla lista.
L'entrata più civile ed educata mai vista ad un concerto di Bruce (estero compreso).
Davvero complimenti per l'intelligenza e il buon senso dimostrato.

Organizzazione perfetta con il pubblico "innaffiato" per smaltire un po' di caldo già all'esterno.
Tantissimi volti amici come sempre, molti stranieri (anche dall'Austria, Croazia, Slovenia, ecc.) ed un pubblico molto giovane.
C'è da notare come dal Magic Tour in poi il pubblico giovane si sia riavvicinato a Bruce e questo non può che far piacere!

Ho tempo di andare a pranzare in osteria ad Udine centro e rientrare con calma allo stadio verso le 16.
I cancelli son già stati aperti. Visto che sono senza biglietto ne trovo uno fuori a 40 euro, dimostrazione che negli stadi avendo un po' di pazienza si riesca sempre a prendere il ticket sottocosto.

Il concerto:
pit vivibilissimo, prendo posizione centrali a nemmeno 10 metri dalla pedana centrale dove Bruce (forse meno di altre volte?) si presenterà durante lo show.

Lo show si apre con un bambino che fa le "corna rock'n'roll" seguito dai 3 fisarmonicisti: Nils, Roy e Charlie....
Parte la "Tarantella" cosa che mi fa sorridere come scelta (nella città meno a sud del tour), molto divertente...la E street prende posto:
1,2,3,4 parte "Sherry darling" in una versione un po' particolare, con 3 fisarmoniche (quindi niente organo nè piano): ottimo Clarence (come per tutto lo show) e subito "sing a long" di tutto lo stadio (a dir la verità la grande distanza delle tribune influisce sul non coinvolgimento di queste)...

Versione divertente di uno di quei brani (ah The river che album...) che farebbe piacere ascoltare più spesso (3a Esecuzioni in Italia di sempre)...

Badlands solito pugno nello stomaco con Bruce che inizia a martoriare la Telecaster
Noto da subito un pubblico molto "educato" nel pit (nessuna spinta, ecc) ma anche meno "carico" del solito...cosa poi confermata anche da altri amici.

Hungry heart: 3a canzone come a Torino...mah ho i miei dubbi come posizionamento in scaletta, tantè anche qui è gran festa, con la particolarità che dopo la 1a strofa cantata dal pubblico, Bruce anzichè ricantarla attacca subito la 2a strofa...

Outlaw Pete: per me questa sarà il simbolo di questo Tour...grande, grandissimo pezzo.
A Roma era stata ancora più esaltante (a Torino non c'ero...ahimè) ma la versione migliore per me resta quella di Londra con la citazione chitarristica iniziale di Morricone ed Apache...
Comunque solo in Italia (e forse Spagna) il pubblico "doppia" il solo di Stevie...gran pezzo

Darlington County: ok anche qua divertimento a go go, bella l'ultima strofa cantata in parte solo da Nils....ok lo ammetto, pezzo già sentito tante volte nei vari tour...avrei preferito qualcos'altro (Downbound train per rimanere nello stesso periodo...), ma andiamo avanti...ed il pubblico sembra apprezzare...inizialmente c'è un piccola citazione chitarristica di "Honky tonk women"...un po' ci speravamo, almeno una strofa come fece ad Atlanta qualche anno fa...

Something in the night: tuffo al cuore. Chiamata al volo. Brano splendido...ancora negli occhi e nelle orecchie la versione (insuperabile) di Bologna 2002...Bruce ci dà dentro con la voce e miglior scelta non ci poteva essere per recuperare il lato "serioso" dello show contro quello del puro divertimento...gioiello (anche questo troppo spesso accantonato).

Working on a dream: solita versione, con il siparietto centrale...bello il crescendo che fa "rientrare" il brano nel ritornello...Stevie alla 12 corde sembra un po' ...tra le nuvole...confermo la mi aprima impressione: uno dei brani più deboli dell'intera storia di Bruce.

Aspetto con ansia il "trittico della recessione"....a Londra e Roma "Seeds" mi era piaciuta moltissimo, tesa, nervosa, tirata, cattiva, perfetta per questi tempi...
ma invece di partire il riff di Nils, attacca Max con il beat di "Murder inc." brano che nel Reunion tour era parte fondamentale dello show.
La versione che ne esce è bella arrabbiata, grandissimo solo di Bruce con la Telecaster bianco-nera con gli stacchi (Come nel live in NYC) di Max nella coda finale

Johnny 99: train version di questo tour. Mi piace quando Bruce riarrangia i brani, anche se alla fine è molto simile alla versione che Bruce suonò ai concerti finali del The Rising tour allo Shea Stadium di NY. Questa versione a volte è stata un po' "contestata" perchè ritenuta musicalmente troppo gioiosa rispetto al testo oscuro...
A me piace anche perchè (vedi Johnny Cash) nella musica tradizionale spesso liriche buie sono accompagnate da musica gioiosa...
Questa versione la sento vicina parente a "Mistery train" e a qualche blues del delta...un solo di armonica (elettrificata) ci starebbe da Dio

No surrender: a sorpresa il trittico della recessione resta orfano della 3a parte (a Torino American Skin aveva svolto questo ruolo). Avrei voluto ascoltare la versione elettrica di "Tom Joad" lo ammetto. Mentre in scaletta c'era Because the night. Questa versione di No surrender l'ho trovato un pelo più smoscia forse anche per il pubblico che a differenza di tante altre volte è stato un po' più tranquillo.
La versione più bella delle 3 ascoltate, per me, resta Londra con Brian dei Gaslight Anthem a cantare alcune strofe.

Sulla musica di Raise your hand (che a differenza di Roma qui non eseguirà) parte la gag dei cartelli.
In generale è una parte dello show che spezza molto il ritmo...per me sarebbe stata più adatta a farla ad inizio dei bis (poi ne parleremo dei bis..)
Tant'è...tra le tante cose che raccoglie una banana gonfiabile con scritto "Point blank" che poi lascierà cadere dopo pochi metri, "Thundercrack" e tanti altri....
Bruce cerca a tutti i costi di afferrare un cartello bianco con scritto "Be true" ...infatti...

La prima richiesta prescelta è "Summertime blues"...gran cover di Eddie Cochran...la versione è quella di San Siro 2008 con Big man alle "risposte", gran partecipazione del pubblico...ma quanto ci sarebbe stata bene in apertura dei bis???

Ecco "Be true"...per me è la 3a volta...Il brano dal vivo secondo me non è di quelli indimenticabili...all'iniz

io ci mettono un po' a dare l'attacco per accordarsi sulla tonalità...Bruce la vuol suonare in FA, ma Nils interviene e mi pare che la suonino in MI...buona esecuzione senza dubbio.

La 3a richiesta è una di quei sogni che si avverano: Le strade di fuoco: Streets of fire
Il brano meno suonato in assoluto dall'album Darkness. Credo sia la 1a esecuzione in Europa (ma non ne sono sicuro).
Il brano per me è epico nel suo incedere...reso ancora più prezioso da una coda chitarristica incredibile di Nils che si ritaglia il suo spazio facendo il solito figurone...
Dai Bruce suona un po' di più anche questa...

Finite le richieste altro spazio alle chitarre con "My love will not let you down" brano che ha accompagnato diverse serate nel Reunion tour ed anche nel The rising tour.
Max Weinberg sugli scudi (io non ho visto Jay all'opera...ma credo non esistano paragoni) e finalone con Stevie, Nils e Bruce in linea...brano (come Murder) suonato due giorni prima a Torino...

Sunny day: solita passerella e solito intermezzo con bambini e ragazzini...cosa carino ma un brano che personalmente non sopporto quasi più e che dopo il tour di The Rising (in cui aveva un ruolo di "trampolino" dello show) mostra la corda...non sarebbe male farla riposare almeno ogni tanto...

Arriva la fender e l'armonica per "The promised land"...per me resta il brano gospel di Bruce. L'avrò sentita decine di volte dal vivo ma non mi stanca mai....ma l'emozione per quel testo, per il "Blown away" per quell'armonica (di Woody?), per quel ritornello è senza tempo. Grande solo di Big Man, ottimo duetto Nils/Stevie (ma quant'è bella la chitarra che usa qua Nils?), io personalmente alzerei il volume dei due coristi (sempre sotto in tutto lo show) per aumentare l'incedere gospel del ritornello.

In scaletta ci sarebbe "Backstreets" (...) ma Bruce chiama al volo 41 shots.
Tre date italiane tre esecuzioni del brano, mai eseguito prima d'ora in Europa.
Grande dubbio, che ci sia davvero una ragione dietro a tutto questo? Difficilmente lo sapremo con certezza, vedremo se continuerà ad eseguirla pure in Spagna.
La versione è leggermente differente da quella del live in NYC con una coda molto più lunga e sofferta.
Ogni volta che l'ha eseguito io l'ho "dedicata" personalmente a Federico Aldrovandi il ragazzo di Ferrara che nel 2005 a soli 22 anni è stato massacrato ed ucciso da 4 agenti di polizia (condannati in primo grado ad una pena ridicola). Scusatemi l'excursus personale...

Sull'accoppiata "Lonesome day/The rising" si è scritto molto ed è sentimento quasi comune il desiderio di vederle (soprattutto la prima) riposare un po'....anche perchè se Bruce volesse pescare dalla sua discografia recente avrebbe pane per i suoi denti: Further on up the road, Devils and dust, ecc...

Gran finale con le luci accese su Born to Run: cosa dire? sempre potentissima
solo una curiosità: le frequenze basse durante The Rising e Born to run vengono tenute più alte rispetto al resto dello show, probabilmente per "dare più botta" ai due brani che concludono solitamente il main set.
A questo punto ho sperato (come successe a Londra) di sentire attaccata subito "Rosalita" perfetto showstopper di ogni show di Bruce.

Purtroppo non è stato così e purtroppo non è stata eseguita neppure "Hard times" (in nessuna delle 3 date italiane) che secondo me è uno dei punti più alti di questo tour.

I Bis:
qui ci sarebbe da parlare molto. A Roma mi erano piaciuti molto per intensità ed energia, con la chicca di "You can't sit down".
Esclusa "Born in the USA" eseguita su richiesta, con una esecuzione davvero potente e magistrale (l'urlo del pubblico è stato clamoroso...ricordiamoci che resta il brano più famoso e popolar edi Bruce)...il resto dei bis è clamorosamente già sentito.
Per quanto ancora ci dovremo sorbire "Dancing in the dark" che viene suonata ininterrottamente dal 2002? "Bobby Jean" è un gran pezzo ok, commovente, ma in Italia negli stadi la suona quasi sempre, "American land" è uno standard dalla "Seeger sessions" (3 tour), "Twist & shout"...3a esecuzione su 3 show italiani...

Non è per volere fare i difficile ma Bruce potrebbe variarli un po' di più.
Per 3 sere "Jungleland" è stata in scaletta e mai eseguita...ma perchè dimenticarsi del "Detroit medley", "Rocking all over the world", "Quarter to three", "I'm a rocker", "10th Avenue" o tante tante altre...a Bruce non mancherebbero i brani o le cover da eseguire ....
Invece i bis restano sedimentati su quei brani (dancing, american land, glory days, twist & shout)...
Ho sentito molti dire questa cosa...

Lo show quindi si conclude con un "ballo al buio" con una fan e la corale "Twist & shout/La bamba" (ma Do you love me?)...

Questo è un tour strano, atipico secondo me.
Rimpiango di non essere stato a Torino e non aver sentito "Drive all night" brano per cui sbavo da quando lo ascoltai per la 1a volta (scusatemi l'immagine animalesca)...

Bruce resta Bruce, 3 ore di grande rock'n'roll fatte in maniera unica, generosa, egregia, una Band che lo supporta benissimo nonostante l'età che avanza.
Io non so se veramente la band suoni meglio di come abbia fatto nel passato, ascoltando i boot dei tour di BTR, Darkness, River, mi vengono un po' di dubbi, è comunque innegabile (vedi le improvvisazioni con i cartelli) che Bruce riesce a mettere i piedi sempre su un terreno solido e ben costruito.

Spero che il prossimo tour (che sia solista, country, rock, ecc) dia un po' più di spazio al Bruce intimista (ma perchè "The wrestler" è caduta nel dimenticatoio...), a quello un po' meno muscolare che riporta alla mente i fasti del Bitusa tour.
Bruce ha tutte le qualità musicali, culturali, umane per farlo. Anche a costo di perdere un po' di quella popolarità che (quasi improvvisamente) è tornata alla soglia dei 60 anni.
Non sarà una scelta facile.
Vedremo.
Time will tell....

Next stop Forum di Assago a Dicembre?

Lorenzo Miami"

mercoledì 22 luglio 2009

Bruce Springsteen & E Street Band a Torino


Una celebrazione del rito del rock & roll da parte del suo più alto predicatore. Questo è stato una volta di più lo show di Bruce Springsteen & The E Street Band. Uno show basato sull'intrattenimento del suo pubblico, a cui Bruce si dedica anima e corpo, camminando fra le prime file, lasciandosi toccare, raccogliendo (ed esaudendo) le richieste sulle canzoni da eseguire, ballando persino con i bambini che qualcuno ha portato nel pit. Il risultato è stato un gran divertimento per tutti: non un concerto epico ma certo "divertente", con forse la scaletta più "divertente" a cui mi sia capitato di assistere nei suoi show (con pochi brani più cupi e perciò con una certa evidenza fuori posto, come American Skin o The Rising), appoggiato da una band che sembra suonare molto rilassata, a volte persino con una certa imprecisione e non da più l'impressione di essere quella macchina da guerra dei tour degli anni ottanta.
Il rock & roll non è tutto qui, e nemmeno Bruce Springsteen, ma nessuno si è lamentato della festa.

la scaletta:

Loose End
Badlands
Hungry Heart
Outlaw Pete
Workin' on a Highway
Workin' on a Dream
Murder Incorporated
Johnny 99
American Skin
Raise Your hands
Travelin' Band
Drive All Night
Two Hearts
My Love Never Let You Down
Waitin' On A Sunny Day
The Promised Land
My Hometown
Backstreets
Lonesome Day
The Rising
Born To Run

Land Of Hope And Dream
American Land
Glory Days (Louie Louie)
Dancin In The Dark
Twist And Shout (La Bamba)

giovedì 16 luglio 2009

Dave Matthews Band Live in Lucca


Per una volta preferisco che a raccontare di questo concerto italiano della Dave Matthews Band siano le parole di entusiasmo del grande Mauro Zambellini, sullo Zambo's Place.

martedì 7 luglio 2009

Dave Matthews Band > Big Whiskey And The Groo Grux King


Viviamo alla periferia dell’Impero. Quanti sono dalle nostre parti a conoscere le band di quel movimento che è nato e prosperato negli anni novanta negli USA suonando trecento sere all’anno nel giro dei college fino ad arrivare agli anfiteatri e che va sotto il nome di Groove? Band che sono arrivate ai vertici delle classifiche di vendita contando solo sul supporto di un pubblico conquistato sul campo e non attraverso i frivoli media, pallidi alias della stampa rock che fu: Dave Matthews Band, Phish, Blues Traveler, Gov’t Mule, la Sheryl Crow degli inizi, e band minori come .moe, Widespread Panic e String Cheese Incident...
A quanto ne so questo Big Whiskey & The Groo Grux King in Italia non è neppure stato stampato. Eppure si tratta di uno dei dischi più attesi e più minuziosamente assemblati di una delle più grandi band del panorama rock mondiale... anzi, come mi piace dire con un pizzico di scherzo, la seconda più grande band al mondo compresi i Rolling Stones (la prima sarebbero i Phish, compresi i Beatles)...
Il concerto di luglio a Lucca, il primo della DMB nel nostro paese, ha fatto ben capire a chi non li conosceva quale sia il potenziale offensivo della band in concerto. Band che ha sempre basato la propria potenza di fuoco sulle originali canzoni di Dave ma anche su una incontenibile sezione ritmica funky ed una grande gioia di suonare.
In studio i dischi hanno al contrario sofferto di un costante calo di ispirazione, dai capolavori di Under The Table And Dreaming (1994) e Before These Crowded Street (1998) prodotti da Steve Lillywhite. Nonostante il recente (2005) Stand Up sia risultato il disco più venduto dei ragazzi è anche indubbiamente il più debole ed annacquato, un dischetto scialbo di pop alla U2, banale negli arrangiamenti e noioso nelle canzoni. A complicare le cose per la DMB è sopravvenuta anche la scomparsa, nel corso dello scorso anno, del sassofonista LeRoi Moore, detto Grux, a cui questo album è dedicato sin dal titolo. Per questo la band si è rimboccata le maniche e si impegnata con tutte le proprie forze alla creazione di un disco all’altezza della propria fama, sin dalla scelta del produttore (Rob Cavallo -- il produttore ha sempre avuto molto spazio nella genesi dei dischi del gruppo), che nei lunghissimi tempi di registrazione per gli studi di metà degli States, dalla Virginia a Seattle a New Orleans, e della quantità e qualità di collaboratori, e persino nella cura dedicata alla copertina, non solo bella ma anche d’effetto, dedicata al carnevale di New Orleans.

Se negli ultimi dieci anni lo sforzo dei produttori era andato nella “normalizzazione” del suono e degli arrangiamenti della band, nella “banalizzazione” verrebbe da dire, Rob Cavallo non solo recupera tutta la complessità strumentale di cui la band è capace, ma aggiunge anche cerone fino a farne un disco così grondante di strumenti, orchestra, variazioni da risultare quasi barocco.
Non sarà per caso che in alcuni brani melodici mi salta alla mente non solo il suono (e la voce) di un musicista apparentemente distante nello spazio e nel tempo come Peter Gabriel, ma addirittura, mutatis mutandis, dei suoi Genesis dei tempi di Nursery Cryme e di The Lamb Lies Down...
Il suono, intendiamoci, è perfetto, e così pure ogni strumento nell’arco dei sessanta minuti abbondanti dei quindici brani.
Il disco si apre in maniera nostalgica con il sax solo di LeRoi in Grux, per esplodere nel funky un po’ tradizionale di Shake Me Like a Monkey, tentativo non del tutto riuscito di riscrivere un classico del passato come Stay.
Il terzo brano è quello buono, l’orecchiabile Funny The Way It Is che costituisce alla fine l’esempio migliore della capacità di scrivere canzoni di Dave. Anche se in questa occasione ogni canzone porta la firma dell’intera band e non del solo Matthews, a testimonianza dell’importanza costituita dall’intero combo nel processo creativo.
Lying In The Hands Of God è una bella ballata melodica di quelle gabriellane di cui dicevo -- oddio, magari Dave non l’ha mai neanche ascoltato un disco dei Genesis...
Why I Am è un funky tutto sommato anonimo, ma che è stato scelto come singolo.
Dive In è una melodia dolce, dall’arrangiamento elaborato che si sviluppa nel corso dei suoi quattro minuti. A nessuno ricorda i Genesis?
Spaceman nonostante un bel bridge non decolla. C’è da domandarsi se il disco, così lungo, non avrebbe giovato di una selezione più severa dei brani.
Squirm è un brano così elaborato ed orchestrale da risultare quasi progressive, ma si avverte la fatica creativa che attraversa tutto l’album: l’ispirazione non si comanda.
Alligator Pie: come suggerisce il titolo è un pezzo swamp che però non va da nessuna parte; porta alla mente il fiacco Stand Up. Come pure il successivo Seven. Tagliare.
Time Bomb è buffo, ispirato alle torride ballate delle band hard rock degli anni settanta. Parlo dei Led Zeppelin di Stairway To Heaven. Uno dei brani buoni, comunque, che mette in evidenza le doti di Dave come cantante.
My Baby Blue è una bella ballata acustica scritta con la collaborazione dell’amico Tim Reynolds (con cui Dave ha realizzato in passato un paio di dischi per sola chitarra acustica).
You & Me è noiosa, ed anche le conclusive Write A Song e Corn Bread non aggiungono nulla al disco.

Insomma, com’è questo nuovo DMB? Un disco sofferto, che vuole essere solare ma alla fine è cupo nella fatica della sua gestazione che risulta evidente all’ascolto, forse anche per l’incapacità di selezionare con più rigore i brani. Un disco che i fan della band accoglieranno con molto piacere, ma che può essere ignorato dagli altri.
Dave ha già scritto nel passato le sua canzoni migliori, ma per fortuna continua ad esistere quella macchina da guerra che dal vivo è la DMB: il Re è morto, viva il Re!

☆☆☆ (buono)
Genere: Groove
Bama Rags, 2009
in breve: il ritorno della DMB, più nelle intenzioni che nei fatti

da ascoltare:
Under The Table And Dreaming (1994)
Before These Crowded Street (1998)
Busted Stuff (2002)

fra i migliori album in concerto:
The Central Park Concert (2003) anche in film su DVD
The Gorge (2004)
Live At Piedmont Park (2008)
e tanti altri...