lunedì 23 febbraio 2009

Gov't Mule > Holy Haunted House


Cominciavo a credere che questo disco non esistesse... il disco del concerto di Halloween 2007 dei Mule dove la band esegue per intero l’album Houses Of The Holy dei Led Zeppelin, nella tradizione inaugurata a suo tempo dai Phish.
Ma un passo alla volta: chi sono i Gov’t Mule, band di culto di questi anni duemila? La band di Warren Haynes, a suo volta chitarrista e cantante di culto, l’uomo che ha avuto il coraggio di sostituire (si fa per dire) Duane Allman negli Allman Brothers Band se non addirittura Jerry Garcia nei Dead... 
La band di “non solo rock blues” che ha in repertorio brani di Neil Young, Traffic, Little Feat ma anche Frank Zappa e John Coltrane. La band che alla morte del proprio bassista Allen Woody lo ha celebrato con due (tre) CD con tutti i bassisti rock che riuscite ad immaginare, compresi quelli di Who, Deep Purple, Creedence, Yes, Phish, Dead, Jefferson Airplane ed una ventina di altri. La band che ha registrato Soulshine e The Deep End.
Come tutte le band “groove”, i Gov’t Mule vantano diversi album live nella propria discografia, fra cui i godibilissimi With A Little Help From Our Friends e The Deepest End. Forse questa rara gemma, Holy Haunted House, è se non il migliore probabilmente il più divertente della serie. 
Si apre con una tirata cover reggae di Play With Fire degli Stones (da Mighty High) che si fonde senza soluzione di continuo nei potenti nove minuti reggae di Time To Confess. Un inizio degno degli show dello Springsteen degli anni ottanta. Segue Million Miles From Yesterday, una ballata a metà fra Bob Seger e Blind Faith (sarà il potere evocativo del coro che ripete “trying to find my way home”) e una definitiva Rocking Horse, che contiene il più rovente, interminabile, torrenziale assolo di chitarra che io abbia ascoltato negli ultimi vent’anni, uno di quelli che distinguono indelebilmente il popolo dei fighetti da quello dei rockettari: se appartenete al secondo non potete evitare di contorcervi agitando le dite sul manico di qualsiasi oggetto vi troviate a portata di mano, non importa chi vi stia guardando in quel momento. E come se non bastasse alla Gibson di Warren Haynes fa seguito un assolo di Hammond C3 di Danny Louis.
Al quarto pezzo il concerto è belle che decollato, e non posso pensare a niente di meno che Rock n Roll Animal di Lou Reed o Live Bullett di Bob Seger e la sua Silver Bullett Band. 
La band prende fiato con i dieci minuti jazzy di Birth Of The Mule, il rock dark di Larger Than Life e la ballata di Fallen Down prima di infilarsi nella cover di niente meno che The Other One Jam dei Grateful Dead, tanto per sottolineare le radici della band. 
Blind Man In The Dark è una jam di diciassette minuti a chiudere il primo set. 
Il secondo si apre con l’attacco di chitarra (un po’ alla Pete Townshend, pensandoci) di The Song Remains The Same, il primo pezzo di Houses Of The Holy (anno di grazia 1973), quinto LP dei Led Zeppelin, la più amata band britannica di hard rock di tutti i tempi. Se potevamo puntare con sicurezza sulla capacità di Warren di sostenere il ruolo di Jimmy Page (sia pure con l’aiuto di un secondo chitarrista: Audley Freed dei Black Crowe), quella che sorprende è l’estensione vocale con cui riesce a non far rimpiangere la voce incredibile di Robert Plant. 
Quella di suonare un intero album di rock dalla prima all’ultima canzone è una tradizione dei concerti di Halloween inventata (che io sappia) dai Phish, che hanno registrato il White Album dei Beatles, così come Quadrophenia degli Who, Loaded dei Velvet Underground, Remain In Light dei Talking Heads (quest’ultimo non riuscito troppo bene, per la verità). 
I Mule hanno scelto i Led Zeppelin, in un album dal titolo abbastanza evocativo per celebrare Halloween, e ad ascoltarlo possiamo essere d’accordo che è stato una ottima scelta; il grezzo rock blues “sudista” della band toglie quella patina di plastica dell’originale degli Zep per reinventarlo come puro rock & roll. Dopo The Rain Song, D’yer Mak’er, No Quarter, The Ocean e tutte le altre canzoni (incluso un assolo di batteria di dieci minuti che confesso di non aver ascoltato), i Mule trovano ancora l’energia per sparare dieci ultimi minuti di rock blues con il bis di 32/20 Blues. 
Uno dei migliori doppi dal vivo della mia discoteca: una volta i dischi li suonavano così...

PS: per il concerto di Halloween del 2008 è stata la volta dei Pink Floyd. Spero davvero che potremo ascoltare anche quello show.

☆☆☆☆☆   (grandissimo)
Genere: rock
Mule, 2007
in breve: definitivamente rock e dal vivo

da ascoltare con:
Lou Reed > RnR Animal
Bob Seger > Live Bullett
MC5 > Kick out The Jams

sabato 14 febbraio 2009

Bruce Springsteen > Tunnel Of Love

Per suo peccato originale il rock & roll parla di amori adolescenti, di innamorati e di cuori spezzati. Più difficilmente le canzoni raccontano di vita vissuta, di quello che capita "dopo" che una ragazza ed un ragazzo si sono dati il primo bacio. Qualche tempo fa ho scritto un post su Berlin, un album di Lou Reed che racconta di una storia d'amore oscura e maledetta. Ho spesso visto Tunnel Of Love come il lato luminoso di Berlin. Questo album racconta di amore, dal desiderio al matrimonio, dal tradimento alla fine dall'amore, e poi di nuovo dell'amore.
Non è un caso che nel tempo che gli occorse per scrivere le canzoni di Tunnel Of Love Bruce si sposasse con l'attrice Julianne Phillips, assistesse alla fine del suo matrimonio, e si innamorasse di nuovo, di Patti Scialfa, con la quale si sarebbe successivamente sposato e dalla quale avrebbe avuto i suoi (attuali) tre figli.
È un album questo che ha incrociato spesso la mia vita.

ain’t got you

ho un chilo di caviale sul ghiaccio che mi aspetta a casa
ho una bellissima auto straniera che corre come in paradiso
ho cento belle donne che mi bussano alla porta
e c’è gente che mi vuole baciare che io non ho mai visto prima
sono stato in tutto il mondo e per i sette mari
mi hanno pagato il riscatto di un Re perché facessi quello che mi viene naturale
ma sono ancora il più grande stupido del mondo
perché l’unica cosa che non ho sei tu

tougher than the rest

è sabato sera
sei vestita di blu
è un po’ che ti guardo
magari mi hai guardato anche tu
così qualcuno è scappato
e ha lasciato il cuore di qualcuno nei guai
beh, se stai cercando amore
dolcezza io sono il più forte di tutti

all that heaven will allow

ho un dollaro in tasca
e non c’è una nuvola in cielo
ho una foto nel medaglione
che dice baby ti amo...
...qualcuno vuole morire giovane
giovane e coperto di gloria
ascoltami bene amico
quello non sono io
perché ho qualcosa in mente
che mi fa rigare dritto e orgoglioso
e io voglio tutto il tempo
che il cielo mi darà

spare parts

Janey aveva un bambino, non era un peccato
doveva sposarsi in estate
ma Bobby si spaventò e scappò via
Jane andò a vivere con la madre sul lago Shawnee
e singhiozzò “mamma, qualche volta la mia vita sembra tutto un grande errore”
si mise in una stanza sul retro ed il tempo passava
più tardi quell’inverno il figlio arrivò...
...lei era una ragazzina e le mancavano le luci delle feste
Bobby sentì che gli era nato il figlio e giurò che non sarebbe mai tornato

cautious man

sulla mano destra Billy aveva tatuato la parola amore
e su quella sinistra la parola paura
ed in quale mano stesse il suo destino non fu mai chiaro
venne l’estate indiana e prese la sua ragazza in sposa
e con le sue mani costruì una grande casa giù lungo il fiume...

walk like a man

ricordo come mi stringeva forte la tua mano
nel giorno del mio matrimonio...
...gli anni sono passati ed io sono cresciuto
da quel seme che avevi seminato
non credevo che ci fossero così tanti passi da imparare
adesso farò quello che posso
camminerò come un uomo

tunnel of love

l’uomo grasso che siede sullo sgabello
prende i soldi dalla mia mano mentre ti da una bella occhiata
mi passa due biglietti, sorride e mi augura buona fortuna
stringiti a me, piccioncino mio
entreremo in questo tunnel dell’amore

two faces

ho incontrato una ragazza e siamo scappati assieme
ho giurato che l’avrei fatta felice ogni giorno
e quanto l’ho fatta piangere
io ho due facce
una che ride, una che piange
una che dice ciao, una addio
una che fa cose che non capisco
e mi fa sentire diviso in due...

brilliant disguise

ho sentito qualcuno chiamare il tuo nome
da sotto il nostro salice
ho visto nascondere qualche cosa con vergogna
sotto il nostro cuscino
dimmi cosa vedo quando guardo i tuoi occhi
sei tu baby o è solo un brillante travestimento?

questa notte il nostro letto è freddo
sono perso nell’oscurità del nostro amore
dio abbia pietà dell’uomo
che non sa di cosa essere sicuro

one step up

mi sono svegliato questa mattina la casa era fredda
ho controllato la caldaia ed era spenta
sono saltato sulla mia vecchia Ford
ho acceso il motore ma non è partito
ci siamo dati delle lezioni ultimamente
ma non impariamo
è la solita vecchia storia
un passo avanti e due passi indietro

when you’re alone

i tempi erano duri e l’amore non abbastanza
così hai detto “mi spiace Johnny me ne vado”
dicevi che ero buffo
ma entrambi sappiamo cosa ti mancava
così ti sei messa per conto tuo
il bel corpo che hai, baby
farà che tu vada avanti
ma un giorno scoprirai, dolcezza
quando sei solo sei solo
non è per cattiveria o altro
che canto questa canzone
è solo che nessuno sa dove va l’amore
ma quando è andato è andato

valentine’s day

un amico mio è diventato padre l’altra notte
mentre parlava nella sua voce ho sentito la luce
dei cieli e i fiumi e il legno nelle pinete
e quel grande juke-box sulla Route 39... 
dicono che viaggia veloce chi viaggia da solo
ma questa notte mi manca la mia ragazza
questa notte mi manca la mia casa

lunedì 2 febbraio 2009

C90


Prima dell’iPod c’era qualche cosa di infinitamente meno tecnologico. 
C’erano le “cassette”. Ogni ascoltatore di musica con un pedigree è cresciuto con le musicassette. Naturalmente i dischi registrati sulle cassette non erano originali, ma non si trattava di pirateria musicale in senso stretto. Anzi, la cassetta era da considerarsi una sorta di P.R. (public relations) della musica. I dischi originali (che si chiamavano LP - long playing, per distinguerli dai brevi 45 giri) erano un’altra cosa: avevano copertine bellissime, grandi, lucide, apribili, con un profumo inconfondibile, piene di note e informazioni da leggere e imparare a memoria, per non parlare dei testi che anche chi non capiva l’inglese seguiva mentre il cantante cantava. Le cassette erano un modo per conoscere o far conoscere musica che, nel caso fosse piaciuta, si sarebbe acquistata in LP. Com’è questo Born To Run? Ti registro una cassetta...
Tutti noi possessori di discoteche più o meno invidiabili avevamo cassette di rincalzo. Ricordo perfettamente che dei Genesis possedevo The Musical Box, mentre Foxtrot era su cassetta. Spesso gli episodi minori delle discografie erano tollerate su cassetta,  mentre i capolavori meritavano decisamente l’originale. Anche The Lamb Lies Down On Broadway all’inizio era su cassetta, ma poi per meriti indiscutibili fu acquistato il LP da mio fratello: si trattava infatti di un mitico disco “doppio” (anche il prezzo era doppio) e solo mio fratello era in grado economicamente di far fronte alla spesa.
Nonostante fossero un prodotto di serie B, le cassette venivano comunque trattate con tutti gli onori. Innanzi tutto il retro non andava scritto a mano, ma con i “trasferibili” e il modello non andava scelto a caso ma in modo di essere esteticamente gradevole a vedersi, esposte com’erano le cassette in lunghe file con il dorso visibile. 
Ben inteso non c’era una sola “cassetta”. C’erano le cassette “normali” (ossido di ferro), le più economiche, quelle con meno dinamica. Suonavano sui portatili più economici ed erano le più snobbate, giusto materia per chi i dischi non li amava (chi addirittura arrivava a ri-registrare le cassette apportando correzioni a penna sui titoli). Di peggio c’erano solo le cassette “taroccate” vendute sui banchetti, di solito registrate a metà.
Poi c’erano le cassette “al cromo”. Ci voleva un registratore hi-fi (si chiamava “piastra”) per registrare ed ascoltare una cassetta al cromo, ed era un must per musica in cui l’alta fedeltà fosse essenziale.
Infine uscirono le cassette “metal”, che costavano quasi come un disco, ed erano roba da puristi.
A seconda della durata le cassette erano classificate C90, sui quali novanta minuti di registrazione trovavano posto due LP, uno per lato; C45, per i puristi dell’album: un disco, una cassetta. C60 per gli album più lunghi, oppure per le compilation per l’auto.
Già, perché quando arrivavano i 18 anni arrivavano anche l’automobile e l’impianto car stereo, e le cassette non erano più un modo per ascoltare i dischi degli altri, ma per portarci dietro le nostre canzoni preferite, rigorosamente in compilation, che spesso erano vere opere d’arte.

Poi arrivarono i CD registrabili, con la possibilità di copiare la musica in modo assolutamente identico all’originale e con essi la fine dei nastrini magnetici. Terrore delle multinazionali del disco, i CD furono i migliori alleati del consumatore per convincere le case discografiche a vendere i dischi di catalogo a prezzi dimezzati, e a curare maggiormente le confezioni. I primi CD erano infatti un vero furto: costavano (senza motivo) il doppio degli LP, avevano come copertina una sfuocata fotocopia del disco ed erano malamente masterizzati. Non fosse stato per la pirateria non avremmo i CD curati di oggi. La stessa cosa sta ripetendosi con i DVD, con le case discografiche concentrate sulle protezioni  a scapito dei prezzi.
Insomma, le modeste C90 servivano a farci sentire più cittadini che consumatori e anche oggi che non ci sono più, il loro insegnamento non è andato perduto.