Robert Palmer e il rhythm & blues dagli occhi azzurri


Nuova ondata non significò per noi solo punk. Eravamo a tre quarti degli anni settanta, e fino al giorno prima noi teenager ascoltavamo i dischi degli Yes, di Mike Oldfield e di CSN&Y seduti a gambe incrociate sul tappeto di fronte allo stereo, cercando di cogliere ogni sfumatura di quelle musiche. Come cantava Eugenio Finardi: “Marco di dischi lui fa la collezione, e conosce a memoria ogni nuova formazione, e intanto sogna di andare in California, o alle porte del cosmo che stanno su in Germania”.
All’improvviso ci trovammo a ballare i singoli di Dr.Feelgood, Eddie & The Hot Rods, Sex Pistols e Jam. Avevamo scoperto di avere un corpo, e ci piaceva. Ma non fu solo punk ad arrivarci addosso in quella nuova ondata che ci riuniva alle vibrazioni dei nostri fratelli maggiori che avevano vissuto la Swinging London. Le novità erano all'ordine del giorno, ed eravamo curiosi di ascoltare tutto quello che passava nei negozi di dischi. 
Mi capitò fra le mani un disco assolutamente perfetto, orecchiabile, solare, gioioso. C’era dentro reggae, soul dagli occhi azzurri e boogie di New Orleans, anche se allora non lo sapevo. Non era un disco pop, tanto meno mieloso. Trasmetteva energia, voglia di vivere e divertimento. Anzi, doppio divertimento: Double Fun. Sull’etichetta era dipinta l’isola caraibica della Island, la più eccitante etichetta britannica assieme alla Virgin, la stessa di Traffic e Marley. Le canzoni, nonostante un arrangiamento ricco, apparivano asciutte ed essenziali, senza fronzoli e senza sviolinate. L’artista si chiamava Robert Palmer, un musicista inglese arrivato al quarto disco, ma di cui non si era ancora sentito parlare, almeno dalle nostre parti. Sui dischi precedenti, scoprimmo, aveva suonato con i Little Feat e con i Meters (la migliore formazione di New Orleans), ed aveva cantato cover di Lowell George, Allain Toussaint, Toots & the Maytals. In Double Fun ci regalava una versione boogie, con i fiati dei Brecker Brothers, di You Really Got Me dei Kinks. Fu uno dei grandi dischi del 1978, un’ottima annata, forse la migliore del rock assieme al 1967. Assieme a Double Fun era arrivato nei negozi il doppio Waiting For Columbus dei Little Feat, ed era tutto quello di cui avevamo bisogno per scaldarci al sole del soul bianco. 


Nel 1974 Robert Palmer era giovanotto inglese di bell'aspetto, di belle speranze e affetto da un inguaribile passione per il Rhyhtm & Blues (contratta da bambino dal prolungato ascolto della radio delle Forze Armate Americane quando viveva a Malta al seguito del padre ufficiale di marina britannico) e per i Little Feat. All'età di 25 anni Robert Palmer aveva già un passato di musicista professionista come cantante dell'Alan Bown Set (in cui aveva preso il posto di Jess Roden) e del gruppo R&B britannico Vinegar Joe.
Lasciata la band era riuscito a persuadere la Island Records ad investire sulla produzione di un disco solista che sarebbe stato registrato senza risparmio di mezzi a New Orleans, con la collaborazione dei Meters (la leggendaria band di cui facevano parte i fratelli Art e Cyril Neville) e di Lowell George dei Little Feat. Il risultato sarebbe stato il migliore esempio dello splendido R&B dagli occhi azzurri di Robert Palmer. Un album che si apre con un medley di nove minuti di Sailing Shoes di Lowell George, Hey Julia (un originale di Palmer) e di Sneakin' Sally Through the Alley del padrino del suono della Big Easy, Allen Toussaint, che avrebbe intitolato il disco.
Fra le altre canzoni di un solare disco di R&B bianco, una Blackmail composta a quattro mani da Robert e Lowell, From A Whisper To A Scream ancora di Toussaint ed una lunga (12 minuti) sinuosa Through It All There's You.
Un disco splendido al momento sbagliato andato ignorato dal pubblico e dalla critica (un destino che Lowell George conosceva bene).

In ogni caso Palmer si trasferì con la moglie a vivere da Londra a New York dove registrò il secondo disco, Pressure Drop, niente meno che con i Little Feat stessi. Un nuovo disco di blue eyed rhytm & blues altrettanto solare, un po' più compiacente verso le classifiche e le radio commerciali, con un singolo orecchiabile come Give Me An Inch ed una nuova cover di Lowell George: Trouble. Fra le altre canzoni River Boat di Allen Toussaint e una energica versione dello ska di Pressure Drop di Toots, che sarebbe diventato un hit pochi anni dopo nelle mani degli Specials ma che allora andò ignorato.

Un terzo album sugli stessi toni fu ancora registrato negli USA con i Feat, Some People Can Do What They Like (da un pezzo firmato Palmer). Conteneva One Last Look di Bill Payne, Spanish Moon di Lowell George e diverse altre cover fra cui una Man Smart Woman Smarter che avrebbe finalmente intaccato le classifiche americane nel 1977.

Robert Palmer decise di abbandonare anche New York per trasferirsi a vivere alle Bahamas dove lasciò che il ritmo dei Caraibi pervadesse il nuovo album sempre finanziato dalla Island e registrato con una quantità di musicisti fra cui ancora Paul Barrere, Ritchie Hayward, Bill Payne ed i fiati dei Brecker Brothers.
Il disco, Double Fun, uscì nel 1978 in piena new wave e fu un disco perfetto. Pur giocato su toni orecchiabili era un disco di sole nove canzoni estremamente pulito e preciso negli arrangiamenti che rasentano la perfezione. A fianco della cover di Night People di Allen Toussaint spicca una versione solare della You Really Got Me dei Kinks, ed una cover di Every Kinda People che sarebbe diventato a lungo un hit delle radio.
Un disco che ho molto ascoltato in quelle estati spese a girare per Costa Brava ed Europa del nord.
Con Double Fun si chiude il periodo R&B di un artista a cui non faceva difetto la voglia di piacere. Il nuovo disco, Secrets (1979) sarà pesantemente influenzato dai toni e dal suono della new wave, con una cover di Bad Case Of Loving You di Moon Martin (l'autore di Cadillac Walk di Mink DeVille, presente sullo stesso album di Moon) ed una di Can We Still Be Friends di Todd Rundgren.

Il Palmer degli anni a venire sarebbe uscito dal nostro radar per entrare in quello del pop anni 80 e delle classifiche, con collaborazioni con artisti un po' dandy come Gary Numan (Johnny and Mary) e i Duran Duran (Some Like It Hot, con una band dal nome Power Station) ed una lunga serie di hit non sgradevoli come Maybe It's You, Want You More, You Are In My System e soprattutto Addicted To Love, prima di scomparire un po' alla volta nell'oblio. Ad un certo punto decise addirittura di lasciare le Bahamas per andare a vivere nella bigia Lugano in Canton Ticino.

Un decennio dopo, alla fine del secolo, Palmer emerse dalle nebbie tornando al primo amore, il R&B. Dapprima timidamente, con un disco intitolato proprio Rithm & Blues e registrato a Milano e a Capri, ancora con una ritmica orientata, con eleganza, alla musica dance ma con cover come Twenty Million Things di Lowell George e Let's Get It On di Marvin Gaye. Poi nel 2001 dopo aver partecipato ad un album di tributo al leggendario bluesman Robert Johnson, Hellhound on my Trail (Palmer fece Milk Cow's Calf Blues), prese la decisione di registrare infine un vero disco di blues, ispirato al suono del sud, di New Orleans ma anche dei Caraibi.
Il disco, Drive, fu registrato fra le nebbie di Milano e di Lugano contiene standard di JB Lenoir, Leiber Stoller (Hound Dog), Willie Dixon (29 Ways), Robert Johnson, ma soprattutto testimonia di un cantante di grande talento ed in piena forma.
Quello che sembrava un ritorno a casa di Palmer doveva purtroppo rivelarsi un addio. All'età di 54 anni un attacco di cuore a Parigi gli sarebbe stato fatale. Almeno prese commiato dal mondo alla grande.
Bye bye Robert Palmer, compagno di tanti pomeriggi di sole.

Un talento da non dimenticare.



Sneaking Sally Through The Alley (Island 1974) ✭✭✭✭
Pressure Drop (Island 1975) ✭✭✭½
Some People Can Do What They Like (Island 1976) ✭✭✭
Double Fun (Island 1978) ✭✭✭✭
Secrets (Island 1979) ✭✭✭

Clues (Island 1980)
Maybe It's Live (Island 1982)
Pride (Island 1983)
Power Station (1985)
Riptide (Island 1985)
Rithm & Blues (Rhino 1999) ✭✭✭½
Live At The Apollo (Eagle 2001)
Drive (Universal 2003) ✭✭✭✭

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