sabato 22 novembre 2008

Massimo Bubola


Perché mi piace così tanto Massimo Bubola? Me lo domando ogni volta che lo ascolto, che ultimamente capita molto spesso. Perché non c'è dubbio che le sue Ballate di Terra & d'Acqua siano le mie canzoni preferite di questo 2008, persino più delle belle storie ritrovate di zio Bob. Perché quando ascolto Cambiano o Sto Solo Sanguinando o Il Cielo d'Irlanda mi sento il sangue pompare nelle vene come quando a vent'anni ascoltavo Badlands e Promised Land dell'amato Bruce; perché quando ascolto Tutti Quegli Anni, Quella Campana o La Sposa del Diavolo mi sale un groppo alla gola che non posso parlare senza che la voce sia rotta.
Forse è perché Massimo sta usando lo stesso rock delle chitarre che ho amato per tutta la vita; forse perché è "uno dei miei", uno della mia generazione e della mia cultura, e la sua Poesia è il risultato delle stesse emozioni che io ho vissuto in questo mezzo secolo: la poesia che parla delle cose che sono io e che tocca le corde della mia anima, la poesia che userei io se ne avessi il talento.
Perché il padre di Tutti Quegli Anni è come vorrei che mia figlia da grande ricordasse me, perché La Sposa del Diavolo è l'infedeltà come la conosco io, perché Sotto Un Cielo Così è la solitudine come la conosco io, perché Stai Con Me è il desiderio come lo conosco io.

Forse Massimo Bubola mi piace così tanto perché è il musicista "born in fifties" che sarei io -- se lo fossi (un musicista).

giovedì 20 novembre 2008

Bruce Springsteen > Workin' On A Dream


Il prossimo album di Bruce Springsteen uscirà il 27 gennaio 2009 e si intitolerà Workin' On A Dream. È stato registrato con la E Street Band durante i ritagli del Magic Tour, praticamente dal vivo per cercare di intrappolare il magico spirito del live show della band; è prodotto da Brian O'Brien e come Magic è un tentativo di trapiantare nel nuovo secolo lo spirito del rock & roll dei primi anni sessanta ... personalmente devo ammettere che Magic mi piace più oggi di quando è uscito.

1. Outlaw Pete 
2. My Lucky Day 
3. Working On a Dream
4. Queen of the Supermarket
5. What Love Can Do
6. This Life 
7. Good Eye 
8. Tomorrow Never Knows
9. Life Itself 
10. Kingdom of Days
11. Surprise, Surprise
12. The Last Carnival

Bonus tracks:
13. The Wrestler
14. A Night with the Jersey Devil

martedì 18 novembre 2008

Bruce Springsteen > Dream Baby Dream


"Dream baby dream

 Come on and dream baby dream

We gotta keep the light burning

Come on darling and dry your eyes

Come on, you gotta keep on dreaming

Now I just wanna see you smile

Come on and open up your heart

Come on dream on, dream baby dream"

(Alan Vega)


"Mi sono sempre piaciuti i Suicide: se Elvis tornasse dalla morte, credo che suonerebbe come Alan Vega" (Bruce Springsteen)

"Adesso posso anche morire: non solo ho visto Bruce Springsteen cantare Dream Baby Dream, ma era persino l'ultima canzone dello show, il bis" (Alan Vega)

Bruce ha cantato Dream Baby Dream alla nona data del tour di Devil & Dust, l'11 Maggio 2005. Da allora la canzone ha chiuso ogni serata dello show, per 64 volte consecutive. Oggi la canzone esce come singolo per celebrare il settantesimo compleanno di Alan Vega.

domenica 16 novembre 2008

Art Rock



Art Rock significa utilizzare la forma canzone del rock per creare un prodotto finale che vuole essere in qualche modo "arte". Definito così non significa ancora nulla: anche Bob Dylan produrrebbe art rock.
La definizione di Art Rock si ispira invece a quella di Pop Art, cioè alla corrente artistica degli anni sessanta che partendo da oggetti che appartengono alla società dei consumi vuole creare Arte che sia popolare, cioè di massa, prodotta in serie ed anch'essa fruibile come oggetto di consumo.
Non a caso l' Art Rock prende le mosse proprie da Andy Warhol, musa della Pop Art, che nel 1967 disegna la famosa copertina con la banana per il disco d'esordio dei suoi protetti, i Velvet Underground di Lou Reed, John Cale e Nico.
La musica dei Velvet, una sinfonia industriale della vita metropolitana, sarà il germoglio di un'ondata di musicisti che verranno, sia in patria che oltreoceano: dal glam britannico, all'elettronica tedesca dei Kraftwerk, il punk, la no wave...
Raccoglierne il testimone nei primi anni settanta sarà compito di un poliedrico artista visuale inglese, David Bowie, che dal folk psichedelico alla Donovan da cui proviene sterzerà verso i lustrini del glam, inventandosi l'alter ego alieno di Ziggy Stardust, che farà del rock di consumo dei locali da ballo il punto di partenza per una parabola artistica con tutti i colori dell'arcobaleno.
Ancora sarà il suolo britannico a generare il rock obliquo dei primi Roxy Music e a dare la luce al talento del "non musicista" Brian Eno, a cui non a caso spetterà il compito di accogliere in patria il redivivo John Cale. Proprio Brian Eno è ai miei occhi l'alias nel mondo dell'Art Rock di quello che è stato Andy Warhol nella Pop Art.

Da li in avanti l'elenco di chi ha creato Arte con le "canzonette" è impossibile da compilare e soggetto alle opinioni personali. Quelli che seguono sono alcuni dischi che secondo la mia opinione vale la pena di ascoltare:

Velvet Underground & Nico (1967)
David Bowie > The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars (1972)
Lou Reed > Transformer (1972)
John Cale > Paris 1919 (1973)
Brian Eno > Taking Tiger Mountain (By Strategy) (1974)
Peter Hammill > Nadir's Big Chance (1975)
Roxy Music > Viva! (1976)
Todd Rundgren > Faithful (1976)
Metro (1976)
Iggy Pop > The Idiot (1977)
David Bowie > Low (1977)
Kraftwerk > Trans-Europe Express (1977)
David Bowie > Heroes (1977)
Talking Heads > Remain In Light (1980)
King Crimson > Beat (1982)
Peter Gabriel > Us (1992)
Porcupine Tree > Lightbulb Sun (2000)
Bryan Ferry > Frantic (2002)
Brian Eno > Another Day On Heart (2005)
Radiohead > In Rainbows (2007)

giovedì 13 novembre 2008

Lucinda Williams > Little Honey


La voce roca, oscura e malinconica di Lucinda Williams parla dritto al cuore con ballate sofferte che sanno davvero emozionare. Lucinda è una cinquantenne della Louisiana che ha conquistato il cuore del suo pubblico con un songwriting naturale, che anziché andare alla ricerca di canzoni orecchiabili preferisce mettere a nudo il proprio spirito, la propria storia e le proprie emozioni con assoluta spontaneità.
I suoi capolavori sono Car Wheels On A Gravel Road nel 1998 e West nel 2007. Questo Little Honey, del 2008, dovrebbe essere un disco minore, se non altro per la mancanza di alcuni brani del livello di quelli contenuti in quegli album. Ma è anche un disco singolare fra i suoi lavori fino ad oggi: a parte l’iniziale Real Love (un singolo per le radio e le classifiche che non riesco a farmi piacere), il resto del disco è composto di pezzi assolutamente rilassati, che fotografano la cantante quasi si trovasse ad un concerto in qualche intimo club di fronte ad un piccolo pubblico dietro al microfono a recitare, improvvisare, inventare melodie e blues ad alta temperatura
C’è un non so che in Little Honey che mi ha portato alla mente la grande Janis Joplin, per esempio quando soffoca le grida in Tears Of Joy. Come Janis, la Lucinda di questo disco mi sembra recitare la propria musica per il proprio pubblico, srotolando brano dopo brano la poesia del proprio cuore, da Circles And X's a Little Rock Star, If Wish Were Horses alle immobili canzoni dell’album che concludono l'album, che portano alla mente le atmosfere con cui si chiude Darkness Of The Edge Of Town.
Ditemi se non è Janis Joplin che ulula alla luna Honey Bee, Well Well Well o Heaven Blues!
E come in un concerto in quel piccolo club, il finale altro non è che un bis: una cover del rock & roll di It's A Long Way To The Top degli Aerosmith eseguita come l’avrebbero fatta gli Stones del 1969.

PS: non ho citato il duetto di Jailhouse Tears con Elvis Costello; non a caso, perché mi sembra proprio che le voci dei due non leghino, come fossero cioccolata e costine di maiale...


☆☆☆☆ (ottimo)
Genere: songwriter, rock, blues, folk
Sony, 2008
in breve: Janis Joplin per una notte

venerdì 7 novembre 2008

JJ Grey & Mofro > Orange Blossoms


Non è passato più di un mese da quando ho recensito Country Ghetto, il disco del 2007 di JJ Grey & Mofro, per il quale ho scomodato paragoni con John Fogerty, Creedence Clearwater Revival, Gov't Mule. Orange Blossoms, "Fiori d'Arancio", è il disco di quest'anno del chitarrista della Florida e della sua band. Ma non è la replica del precedente.
Sarà la suggestione di quel JJ davanti al nome, ma Orange Blossoms già dal primo ascolto porta alla mente il pigro "laid back" di JJ Cale dell'Oklahoma. Gli ingredienti sono gli stessi di sempre: la cotton belt, Louisiana, Bajou, che si mixano con una potente iniezione di funky anni sessanta, Stax e Motown. Quella che cambia è l'impostazione: JJ Grey sussurra, cita, gigioneggia, gioca con il R&B come Quentin Tarantino gioca con i B-movie dei primi anni settanta. Il risultato è godibile, divertente, da colonna sonora da bar sudista. Ma l'intensità dei rock & roll e dei lenti roventi di Country Ghetto questa volta fa difetto quasi per tutta la durata del disco (con qualche bella eccezione), compensato comunque da tanto sano divertimento.
Orange Blossoms gioca con la musica come un dj alla moda, o come le band new wave alla fine degli anni settanta...

☆☆☆ ½ (proprio buono)
Genere: Rock sudista
Alligator, 2008
in breve: funky godibile anche da ballare

leggi anche la recensione di Zambo

mercoledì 5 novembre 2008

Jesse Malin > On Your Sleeve

Cosa deve fare un povero ragazzo per ascoltare un po’ di sano e solido Rock n Roll ?
La risposta potrebbe essere: ascoltare questo album del giovane cantautore newyorchese Jesse Malin. On Your Sleeve mi ha portato alla mente un po’ della energia della new wave della fine degli anni settanta (anche se all’epoca Jesse aveva 10 anni). Un disco di cover di canzoni rock e new wave, suonate con arrangiamenti scarni ed energici, sul modello di dischi come Protect The Innocent di Rachel Sweet. O un disco degli esordi anfetaminici di Elvis Costello o del suo mentore Nick Lowe, nonostante la voce esile di Jesse.
Intendiamoci: On Your Sleeve non è un capolavoro, vale tre stelle su cinque, cioè è un disco buono. Però è pulito e divertente. 14 versioni di brani musicali disparati, non tutti sorprendenti. Anzi, me ne piacciono cinque. Ma che cinque! Looking For A Love di Neil Young, suonato come se fossero i Clash. Do You Remember R&R Radio, del repertorio dei Ramones, Sway allucinata ed elettronica da uno dei migliori LP dei Rolling Stones, Sticky Fingers.
Russian Roulette, il brano più bello, che già mi era piaciuto nel 1983 sull’album dei Lords Of The New Church. Un rock & roll a intensità 100%.
I Hope I Don’t Fall In Love With You, estratto di poesia del grande Tom Waits.
È solo rock & roll ma mi piace: dovrebbero farne di più di dischi così.


☆☆☆ (buono)
Genere: Rock
Little Indian Records, 2008
in breve: energico, divertente

We The People


Una buona notizia: non ne siamo più tanto abituati. La soddisfazione e l'incredulità di avere Obama presidente si confonde un po' con l'invidia che il Presidente alla fine non è nostro ma dei soliti americani, e naturalmente con la legittima preoccupazione per la difficoltà del compito che lo attende e per la dimensione delle nostre aspettative. 
In ogni caso pensare a quanto è stato lungo il cammino che ha portato Obama ad essere il leader della nazione più potente (ed in qualche modo grande) del Mondo da un po' di vertigini...

lunedì 3 novembre 2008

Steve Winwood > Nine Lives


Steve Winwood ha sessant’anni. Avrei detto di più, se considerate che è on the road da brani seminali come I’m A Man e Gimme Some Lovin (Spencer Davis Group, 1967). Il trucco è che con lo SDG aveva 15 anni, ed una voce da leone del Rithm & Blues. Ha avuto nove vite davvero Steve: è stato un eroe della summer of love con i Traffic di Mr. Fantasy, un mito con i Blind Faith assieme ad Eric Clapton, mentre con i Traffic di John Barleycorn ha realizzato quello che è da molti considerato il più perfetto disco del Rock Britannico.

Poi altri dischi di fascino con i Traffic, come On The Road, e qualche buon disco solista negli anni ottanta, fino ad Arc Of A Diver (1980). Mi piace ricordare anche una bella canzone, Crossing The Line, con i Go di Stomu Yamashta (1976).

Con così tanta carne al fuoco, non c’è da biasimarlo se negli anni successivi ha perso verve e voglia di osare, con qualche innocuo disco da entertainer. Per questo motivo ha sorpreso il suo ritorno nel 2003 con About Time, una produzione indipendente per organo hammond e voce rauca, che riecheggiava del fascino dell’uomo.


Nine Lives, oggi per la Columbia, è una produzione di lusso, con accompagnatori del calibro di Eric Clapton, arrangiamenti di gran classe basati più sulla chitarra che sulle tastiere ed echi dei Traffic di When The Eagle Flies. Un disco che sulla carta promette molto, ma che manca purtroppo sotto il profilo compositivo. Niente belle canzoni. Il che lo rende piacevole da ascoltare ma alla fine anche un po’ noioso. E Clapton non si riconosce neanche. Pensare che quel ragazzo è stato il mio chitarrista preferito.


☆☆ ½ (discreto)

Genere: R&B

Sony, 2008

in breve: ben suonato ma senza composizioni di rilievo


da acquistare invece assolutamente:

Traffic > John Barleycorn (Island 1970)